19 settembre 2018
Aggiornato 08:31

Elezioni, i timori di Juncker fanno alzare lo spread

Non siamo ancora al 4 marzo, ma sono bastate le dichiarazioni di Juncker per far alzare lo spread a quota 142
Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker.
Il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. (EPA /VALDA KALNINA)

ROMA - Alla fine la reazione dei mercati c'è stata, ma ben prima delle elezioni del 4 marzo. Sono bastate le parole di Jean-Claude Juncker, per creare scompiglio sui mercati e ampliare lo spread fra i titoli italiani e tedeschi. Nonostante la risposta rassicurante del premier Paolo Gentiloni che, negli studi di Porta A Porta, aveva dichiarato: «Tranquillizzerò Juncker, ci sarà un governo operativo. Nessun salto nel buio, non ho paura del baratro, gli italiani vogliono continuità». Solo nel pomeriggio, riferiscono i media, ci sarebbe stato contatto telefonico da Bruxelles con le scuse di Juncker e il preannuncio della volontà di correggere il tiro.

Le (inutili) rassicurazioni di Gentiloni
Le successive scuse di Juncker? poco hanno potuto: ormai la frittata era fatta. Finendo, peraltro, per annullare l'effetto della strategia di comunicazione del premier Gentiloni, che da settimane va dicendo che l'Italia è una democrazia stabile, che non subirà scossoni da queste elezioni. Lasciando intendere anche che, in assenza di maggioranze, si sarebbe sempre potuto optare per un governo di larghe intese. 

Si alza lo spread
Eppure, dopo l’uscita di Juncker, lo spread fra i titoli decennali tedeschi e italiani ha toccato quota 142 punti, un rialzo di almeno dieci punti da mercoledì, per poi chiudere a quota 136. Un fenomeno che, tra le altre cose, evidenzia le paradossali storture della finanza, che ormai, purtroppo, domina il sistema economico attuale. Anche perché, sempre il 4 marzo, oltre alle elezioni italiane si conoscerà l'esito del referendum fra i socialdemocratici tedeschi, che deciderà se dire sì o no alla partecipazione alla grande coalizione con la Merkel: anche in Germania, insomma, esiste una evidente situazione di instabilità politica, ma di questo né Juncker né i mercati sembrano preoccuparsi...