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Pil, Istat: crescita 2017 Italia al top da sette anni. Ma siamo ancora gli ultimi in Ue

La crescita del Pil nel 2017 è la più alta da sette anni. Ma la notizia va contestualizzata

Il presidente dell'Istat Giorgio Alleva e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan
Il presidente dell'Istat Giorgio Alleva e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - La crescita del Pil nel 2017 è la più alta da sette anni. Secondo le stime provvisorie dell'Istat la variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi pari a +1,4% (nel 2017 vi sono state due giornate lavorative in meno rispetto al 2016) è il dato più alto dal +1,7% raggiunto nel 2010. Stesso discorso se si guarda ai dati corretti per effetto di calendario: il +1,5% del 2017 è il dato più alto dal 2010 quando la crescita era stata dell'1,6%. I tecnici dell'Istituto hanno spiegato, poi, che, in valore assoluto, il livello del Pil del quarto trimestre 2017 è più basso del 5,7% rispetto al primo trimestre del 2008, ossia sotto i valori pre crisi. «Il Pil? Io non sono contento. Siamo alla crescita più alta degli ultimi sette anni ma a me non basta, vogliamo portare il Pil sopra il 2%, non mi basta l'1,5%» ha commentato il segretario del Pd Matteo Renzi, intervistato a L'Aria che tira su La7. 

Il commento di Nomisma
«L'anno in cui la crescita dell'economia accelera e finalmente si avvicina alla performance dell'Eurozona, a testimonianza che gli sforzi fatti dagli italiani e la determinazione delle autorità pagano. Nel 2017 le condizioni dell'economia mondiale e dei mercati finanziari sono state particolarmente propizie e si sono cominciati a vedere gli effetti del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali, dal Jobs Act a Industria 4.0.» Così Andrea Goldstein, Chief Economist di Nomisma, commenta la pubblicazione delle stime preliminari del Pil nel quarto trimestre 2017, che fanno registrare un +1,6% nei confronti del quarto trimestre del 2016, un dato tendenziale in linea con la previsione del governo e il consenso di mercato. Goldstein prosegue sottolineando come l'incremento congiunturale sia dovuto a una dinamica equilibrata dal lato della domanda, con un contributo positivo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta: «Chi sostiene che l'Italia cresca solo grazie all'export e alla compressione della domanda interna dovrà ricredersi».

Coldiretti: agricoltura ancora in crisi
L'agricoltura è l'unico settore a fare registrare un calo congiunturale del valore aggiunto a causa del clima impazzito che «ha avuto effetti devastanti nelle campagne con una storica siccita' su cui si sono abbattuti violenti nubifragi a macchia di leopardo, per danni stimati nei campi superiori ai 2 miliardi di euro nel 2017». E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della diffusione dei dati Istat sulla stima preliminare del Pil nel quarto trimestre.«Gli effetti si sono fatti sentire con un autunno nero sulle principali produzioni del Paese, dal crollo del 23% della produzione di mele all'addio ad una bottiglia di vino su quattro, anche se la qualità è risultata buona, ma anche una produzione di olio in calo dell'11% rispetto alla media produttiva dell'ultimo decennio. In questa situazione di crisi - conclude la Coldiretti - si sono inserite anche manovre speculative per sottopagare i prodotti agli agricoltori con effetti negativi sul valore aggiunto agricolo».

Ancora gli ultimi in Ue
«Sebbene abbiamo toccato il record di crescita degli ultimi 7 anni, anche nel 2017 nessun altro Paese dell'Ue a 27, purtroppo, ha registrato un aumento del Pil inferiore al nostro». E' questo il commento del coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, dopo aver letto i dati presentati oggi dall'Istat sull'andamento del Pil nel 2017. «Quelli pubblicati nei giorni scorsi dalla Commissione europea - prosegue Zabeo - ci delineano una situazione ancora molto pesante per il nostro Paese. Se nel 2016 solo la Grecia ha segnato un incremento del Pil inferiore a dato Italia, -0,2 per cento contro il nostro +0,9 per cento, nel 2017, invece, nessuno ha fatto peggio di noi. E anche nel biennio 2018-2019 le previsioni di Bruxelles ci dicono che continueremo ad indossare la maglia nera della crescita in Ue. Se per l'anno in corso la ricchezza prodotta nel nostro paese dovrebbe attestarsi all'1,5 per cento, nel 2019 dovrebbe scendere all'1,2 per cento». Ma «solo con meno tasse, meno burocrazia e più investimenti pubblici abbiamo la possibilità di rilanciare il Paese, altrimenti, rischiamo di essere sistematicamente relegati come ultimo vagone del treno europeo» conclude il segretario della Cgia, Renato Mason.