19 ottobre 2018
Aggiornato 10:30

Banche, piangono Morgan Stanley e le altre per la botta causata dalla riforma del fisco Usa

Sono sul piede di guerre le banche americane. Annunci simili arrivati anche da istituti rivali, inclusa Deutsche Bank
Morgan Stanley lamenta perdite importanti
Morgan Stanley lamenta perdite importanti (EPA/JUSTIN LANE)

NEW YORK - Morgan Stanley si è unita a un gruppo di aziende che subiranno oneri una tantum per via della riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale. La banca di Wall Street ha fatto sapere che gli utili degli ultimi tre mesi del 2017 saranno indeboliti di 1,25 miliardi di dollari netti (o 1,4 miliardi lordi). La botta è dovuta principalmente a cambiamenti nel modo in cui vengono misurati sgravi fiscali noti in Usa come "deferred tax assets». In pratica cambia il modo in cui vengono usate perdite passate per controbilanciare il versamento di tasse future su certi asset. Gli sgravi valgono meno quando l'aliquota aziendale cala (Trump l'ha tagliata in modo permanente al 21% dal 35% e di questo la Corporate America beneficerà nel lungo termine).

Bank of America, Deutsche Bank e le altre
L'annuncio arrivato da Morgan Stanley segue quelli simili di gruppi rivali come le connazionali Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs e American Express; anche la svizzera Credit Suisse e la tedesca Deutsche Bank ne faranno le spese nell'ultimo trimestre del 2017. Nel caso della banca tedesca l'effetto negativo sarà di 1,5 miliardi di euro. Bank of America ha detto che subirà oneri per 3 miliardi, Citi per 20 miliardi, Goldman per 5 miliardi e AmEx (che ora prevedere conti in rosso tra ottobre e dicembre) per 2,4 miliardi di dollari.

Come cambia la tassazione
In alcuni di questi casi la botta è dovuta anche al passaggio a un regime territoriale di tassazione e in base al quale gli utili che sono stati accumulati all'estero sotto il vecchio sistema fiscale sono trattati come rimpatriati. Fino ad ora le aziende potevano posticipare il versamento delle imposte Usa fino al rimpatrio degli utili detenuti all'estero. Ora quegli utili vengono tassati al 15,5% se in contanti o prodotti liquidi o all'8% per asset non liquidi come impianti e attrezzature. A quel punto il denaro potrebbe essere riportato in Usa senza punizioni ulteriori. L'attenzione si sposta sull'inizio della stagione delle trimestrali: si comincia il 12 gennaio con JP Morgan Chase e Wells Fargo.