17 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Precariato

Istat: lavoro sempre più precario. Boeri: «Rendere più difficile il rinnovo del tempo determinato»

In Italia il lavoro è a termine. I contratti a tempo determinato, infatti, continuano ad aumentare rimpiazzando il cosiddetto posto fisso

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, commenta il rapporto Istat sul lavoro
Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, commenta il rapporto Istat sul lavoro ANSA

ROMA - In Italia il lavoro è a termine. I contratti a tempo determinato, infatti, continuano ad aumentare rimpiazzando il cosiddetto posto fisso. I lavoratori coinvolti in rapporti di di breve durata risultano poco meno di 4 milioni nel 2016, in crescita di oltre un milione rispetto al 2012. Lo rileva il primo rapporto sul mercato del lavoro frutto della collaborazione di ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. Parallelamente sono aumentati i committenti di questo tipo di rapporti, che dal 2015 superano il milione. Il valore economico dei lavori brevi, misurato sulla base delle retribuzioni e dei redditi imponibili è salito dai 9,7 miliardi nel 2012 ai 12 miliardi nel 2016.

Voucher, tirocini e contratti a termine
Tra il 2012 e il 2016, in particolare, si registrano forti dinamiche di crescita per voucher, rapporti di lavoro a termine, rapporti di somministrazione e professionisti assicurati alla gestione separata. L'andamento risulta invece in forte contrazione per intermittenti e collaborazioni. «Queste differenze - spiega il rapporto - sono ascrivibili in misura importante anche alla continua rimodulazione dei vincoli normativi per ciascuna tipologia di rapporto di lavoro». I contratti di lavoro dipendente a termine rappresentano la principale tipologia contrattuale con cui vengono regolati i rapporti di breve durata. Tra il 2012 e il 2016 vi è stato coinvolto un numero crescente di lavoratori: da 1,5 a 1,8 milioni di lavoratori.

I rapporti di somministrazione
Tra i rapporti di somministrazione il 95% è previsto come di breve durata (12 giorni è il dato medio 2016): i lavoratori coinvolti sono passati da 377 mila nel 2012 a poco meno di 500mila nel 2016. In crescita ancora più accentuata è stato il numero di prestatori di lavoro accessorio (con voucher): da 366mila nel 2012 a quasi 1,8 milioni nel 2016. Questa tendenza si è arrestata a fine 2016 per effetto dei provvedimenti sulla tracciabilità a cui è seguita a marzo 2017 l'abrogazione dei voucher. Il numero di professionisti marginali della Gestione Separata con un ricavo annuo inferiore a 5 mila euro sale da 74 mila nel 2012 a 102 mila nel 2016. Di segno opposto le dinamiche del lavoro intermittente e delle collaborazioni.

Boeri contro il precariato
Per il lavoro intermittente, dopo l'intervento normativo del 2012 che ne disincentivava l'utilizzo, le imprese committenti sono diminuite di due terzi (da 200 mila nel 2012 a 61 mila nel 2016) e i lavoratori coinvolti sono stati più che dimezzati (da 672mila a 295mila). La medesima dinamica riguarda le collaborazioni brevi: i committenti sono passati da 98 mila nel 2012 a 27mila nel 2016 e i lavoratori coinvolti sono scesi da 423mila a 173mila. Ma la crescita dei rapporti di lavoro a tempo determinato «pone qualche interrogativo al legislatore». Pertanto, è necessario «riconsiderare il fatto di rendere un po' più difficile il rinnovo dei tempi determinati» ha sottolineato il presidente dell'Inps, Tito Boeri, commentando il primo rapporto sul mercato del lavoro di ministero del Lavoro, Inps, Istat, Inail e Anpal.

L'appello del presidente dell'Inps
L'attuale normativa prevede la reiterazione del contratto a termine fino a cinque, ha ricordato il presidente dell'Inps secondo cui bisogna «riflettere» sul fatto che «gran parte dei contratti è inferiore ai tre mesi». Secondo Boeri questa situazione rischia che ci sia un «periodo di prova prolungato». Commentando il rapporto, il numero uno dell'istituto di previdenza ha spiegato che in ogni caso cresce anche l'occupazione stabile, un'occupazione «più estensiva il che significa che nel mercato del lavoro entrano persone nuove». Infine, Boeri ha aggiunto che questo rapporto «non consegna un numero unico del mercato del lavoro, che tutti volevano. Ci sono infatti tantissime dimensioni importanti che necessitano di essere monitorate. Sono importanti i flussi per monitorare le politiche e sono utili per valutare le politiche economiche che si fanno».