15 novembre 2018
Aggiornato 05:00

Di Maio incontra i riders, la proposta dei ristoratori: «Ecco come li possiamo assumere»

La proposta che "This is not a sushi bar", catena milanese di sushi a domicilio, porta a Luigi Di Maio in occasione dell'incontro al ministero
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, al tavolo con i riders
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, al tavolo con i riders (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

MILANO - Un credito d'imposta ai ristoratori per incentivare l'assunzione dei rider, con potenziali vantaggi per tutte le parti coinvolte: è la proposta che "This is not a sushi bar", catena milanese di sushi a domicilio, porta a Luigi Di Maio in occasione dell'incontro al ministero dello Sviluppo Economico tra Governo, piattaforme di delivery, rider e sindacati. "Il terzo grande attore, finora non coinvolto nelle trattative, è rappresentato proprio dai ristoratori - spiega Matteo Pittarello, presidente di This is not - che potrebbero delinearsi come la soluzione ai problemi che verranno analizzati e affrontati al Mise. La nostra proposta prende le mosse dalla consapevolezza che i ristoratori italiani, circa 330mila a fronte di poche decine di piattaforme di delivery, hanno la possibilità, e spesso l'interesse, di assumere personale qualificato per le consegne al fine di migliorare il proprio servizio". This is not a sushi bar, attiva a Milano dal 2007, è stata la prima realtà a portare in Italia la consegna a domicilio della cucina giapponese: pur contando cinque ristoranti, il 90% del business è rappresentato dal delivery. La catena è dotata di una squadra di consegnatori regolarmente assunti e ha sviluppato internamente un software per la gestione degli ordini e l'analisi dei dati integrabile con le maggiori piattaforme di delivery.

Come funziona
L'idea consiste nell'agevolare i ristoratori, attraverso l'assegnazione di un credito d'imposta, nell'assunzione dei rider interessati al lavoro subordinato. Secondo il ristoratore in questo modo si incentiverebbe anche la diffusione della consegna a domicilio in quelle aree del Paese in cui attualmente non sono attivi i servizi di delivery. Potenzialmente, se solo il 10% delle attività assumesse una persona, verrebbero a crearsi 33mila nuovi assunti, circa tre volte quelli attualmente impiegati dalle piattaforme nei grandi centri urbani. Per i rider che vogliono fare della loro attività una professione, diventerebbe possibile accedere ad un contratto con maggiori tutele, mentre chi desidera mantenere una situazione di flessibilità potrebbe rimanere ingaggiato anche dalle piattaforme o svolgere altri lavori occasionali.

E quel 70% che non vuole l'assunzione?
Per le piattaforme di delivery si prospetterebbe un sostanziale mantenimento della situazione attuale: rimarrebbe invariato lo stato di quel 70% di consegnatori che non è interessato al lavoro subordinato, mentre ricadrebbe sul ristoratore l'onere di tutelare come un normale dipendente chi è interessato all'assunzione. Per i ristoratori, oltre alle agevolazioni fiscali derivanti dal credito d'imposta, si presenterebbe l'occasione di assumere personale, anche già formato da precedenti esperienze con le piattaforme, che, essendo a tutti gli effetti dipendente, sarebbe impiegabile anche in altre mansioni, con le derivanti possibilità di crescita professionale. Inoltre, rimarrebbe invariata la possibilità di usufruire dei servizi delle piattaforme pur avendo una propria flotta.