10 dicembre 2019
Aggiornato 05:00
Banche

Lo «scaricabarile» (mal riuscito) di Renzi su Visco e la Banca d'Italia

Il goffo tentativo del Partito democratico di rifarsi una verginità politica in vista delle prossime elezioni non è passato inosservato e Ignazio Visco ha risposto per le rime

Il Pd ha presentato una contro-mozione per chiedere la sostituzione del banchiere centrale Ignazio Visco.
Il Pd ha presentato una contro-mozione per chiedere la sostituzione del banchiere centrale Ignazio Visco. ANSA

ROMA – Il goffo tentativo del Partito democratico di rifarsi una verginità politica in vista delle prossime elezioni, e di cercare di cancellare con un colpo di spugna dalla memoria a breve termine degli elettori le possibili responsabilità nella crisi finanziaria più grave della storia dello Stivale scaricandole sulla Banca d’Italia, non è passato inosservato. Martedì sera, alla Camera, il dibattito verteva sulla conferma della nomina del governatore centrale, Ignazio Visco, quando all’improvviso il Pd ha presentato una contro-mozione per chiedere la sostituzione del numero uno di Palazzo Koch. Spiazzando sia il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Il testo in questione, presentato dalla boschiana Silvia Fregolent, chiedeva de facto all’Esecutivo di licenziare Visco per «individuare la figura più idonea a garantire nuova fiducia» sottolineando che le situazioni di crisi «avrebbero potuto essere mitigate nei loro effetti da una più incisiva e tempestiva attività di prevenzione».  Un vero e proprio blitz del Pd contro la Banca d’Italia. Non sarà che il segretario Matteo Renzi sia stato tentato dal fare scaricabile su Visco per dedicarsi alla nuova campagna elettorale senza più il pesante fardello dei crac finanziari che tanto hanno nuociuto all’immagine del Pd?

La risposta di Bankitalia
L’ex presidente del Consiglio si è affrettato a negare qualsiasi coinvolgimento nell’entrata a gamba tesa del Pd negli affari di Via Nazionale, dichiarando a Radio 105: «Non ho un ruolo in questa vicenda». Salvo poi aggiungere: «Non c’è stata nessuna invasione di campo da parte del Partito democratico. Il compito (di scegliere il nuovo governatore centrale) spetta al premier e lui farà le opportune considerazioni. La mia opinione sul passato l’ho scritta nel libro. Ma quel che è certo è che il Pd non è responsabile di quanto accaduto in passato».  Da parte sua, però, la Banca d’Italia ribadisce di aver sempre agito «in continuo contatto col Governo» e di aver svolto il proprio dovere con «competenza e coscienza» difendendo il risparmio nazionale e «limitando i danni»  della più grave crisi finanziaria della storia d’Italia e segnalando tutti i casi di mala gestio all’Esecutivo.

Il ritorno della «ubris» renziana
Nonostante il rimpallo delle responsabilità, resta il fatto che la nomina del governatore della Banca d’Italia non è di competenza della politica, in quanto si tratta di un organo indipendente da Governo e Parlamento. Il banchiere centrale viene nominato sì dal Governo, ma su proposta del Consiglio direttivo della Banca d’Italia. Nella nomina dell’inquilino di Palazzo Koch la politica non dovrebbe avere nessun ruolo attivo ed è per questa ragione che sono stati in molti a scagliarsi contro l’indebita mossa del Partito democratico. Pare che perfino il fedele Paolo Gentiloni abbia fatto filtrare ai giornali la sua insoddisfazione nei confronti dei renziani e che il presidente della Repubblica non abbia gradito l’impennata dem. Difficile credere, in ogni caso, che il segretario non fosse a conoscenza della contro-mozione presentata in Aula dal suo partito e la ubris di Matteo Renzi, ancora una volta, non è passata inosservata.