15 novembre 2018
Aggiornato 00:30

«Italia impreparata a fine QE, conti pubblici a rischio»

L'allarme di Unimpresa: «Preoccupa la riduzione degli acquisti obbligazioni statali da parte della BCE». Intanto Draghi non scopre le carte in vista di Jackson Hole ma difende le politiche di Francoforte: «Un successo».
Mario Draghi non scopre le carte in vista di Jackson Hole ma difende le politiche Bce: «Un successo»
Mario Draghi non scopre le carte in vista di Jackson Hole ma difende le politiche Bce: «Un successo» (ANSA)

MILANO - «I conti pubblici del nostro Paese non sono ancora al sicuro e il mercato secondario dei titoli di Stato è congelato, coi tassi di interesse tenuti sotto controllo, da anni, grazie alle azioni della Bce. Di fatto l'Italia è impreparata. Ecco perché ci preoccupa la riduzione, annunciata oggi, degli acquisti obbligazioni statali da parte dell'Eurotower, da 80 a 60 miliardi di euro al mese. Per la gestione delle nostre finanze pubbliche, un ritorno alla normalità, quando le tensioni sul debito non saranno del tutto dipanate, può rappresentare un rischio sia per quanto riguarda il successo delle aste di Bot e Btp sia per quanto riguarda gli interessi da riconoscere ai sottoscrittori». Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, commentando le dichiarazioni rilasciate oggi dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, che non ha chiarito tempi e modalità del rallentamento delle politiche monetarie espansive.

LA CAUTELA DI DRAGHI - Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, evita per ora qualsiasi indicazione su come e in che tempi il suo istituto possa ridurre e concludere la politica di stimolo monetario in corso. Intervenendo a Lindau, in Germania, alla riunione dei primi Nobel, il banchiere centrale, in un discorso tutto dedicato all'interdipendenza tra la ricerca economica e le politiche concrete, si è limitato a segnalare, in una chiave storica, la portata delle sfide per la politica monetaria.
«Quando il mondo cambia come ha fatto dieci anni fa - ha detto il banchiere centrale riferendosi all'ultima crisi economica internazionale - le politiche, specialmente la politica monetaria, devono essere adattate. Tale adattamento, mai facile, richiede valutazioni oneste senza pregiudizi sulla nuova realtà con sguardo libero, non gravato dalla difesa di paradigmi precedentemente osservati e che hanno perso ogni potere esplicativo».

RAFFORZAMENTO DELL'EURO - Il mercato si chiede con insistenza come e in che tempi la Bce terminerà la sua operazione straordinaria di acquisto titoli (Quantitative Easing) programmata fino a fine anno. Il tasso d'inflazione dell'eurozona resta ancora lontano dall'obiettivo Bce di un livello prossimo ma inferiore al 2% e il rafforzamento dell'euro, che quest'anno ha guadagnato il 12% sul dollaro, agisce come una potente spinta deflazionistica.
«I dati - ha dichiarato alla rete televisiva Cnbc Christel Aranda-Hassel, capoeconomista per l'Europa alla Mizuho International - ci dicono che lo scenario economico sta chiaramente migliorando», ha dichiarato pronosticando che la Bce probabilmente rialzerà le sue previsioni economiche a settembre. «Ma allo stesso tempo - ha aggiunto - il rafforzamento dell'euro ha esercitato una pressione al ribasso su altre previsioni-chiave, come l'inflazione».
L'attesa si sposta ora al vertice dei banchieri centrati programmato per venerdì a Jackson Hole, negli Stati Uniti, dove è previsto un nuovo discorso di Draghi.