La famiglia Riina

Bonus bebè, lo chiede anche la figlia di Totò Riina. Ma Comune e Inps dicono no

La figlia più piccola di Totò Riina ha fatto anche lei domanda per il bonus bebè al Comune di Corleone. L’amministrazione però a detto no, a cui si aggiunge quello dell’Inps

Lucia Riina e il padre Totò
Lucia Riina e il padre Totò (ANSA)

CORLEONE – A volere il bonus bebè è anche la figlia più piccola del boss di Cosa Nostra Totò Riina. Per questo motivo, l’ultima di quattro figli, avrebbe fatto domanda al Comune di Corleone in cui vive dal 1993, da dopo l’arresto del padre. Il contributo per i neonati viene riconosciuto dall’amministrazione a coloro che versano in precarie condizioni economiche, per cui la donna si sarebbe ritenuta idonea per ricevere l’assegno di mille euro. Ma, a quanto pare, non lo sarebbe. L’amministrazione del Comune, allo stato attuale retta da tre commissari perché sciolta per mafia, ha tuttavia risposto di no. Le motivazioni sarebbero formali: la domanda presentata è stata ritenuta incompleta. Allo stesso modo, la domanda inoltrata dal marito della donna, Vincenzo Bellomo, è giunta fuori termine. Per cui i no sono divenuti due, a cui si è poi aggiunto un terzo no da parte dell’Inps che ritiene la coppia non così indigente da poter richiedere il bonus bebè. Al momento la donna, di 35 anni, farebbe la pittrice – i cui lavori sono pubblicizzati sul web.

Lei è rimasta
Lucia Riina è l’unica dei quattro figli di Totò rimasta a vivere nel paese di Corleone, insieme alla madre Ninetta. Gli altri figli del boss mafioso hanno avuto sorte diversa: Giovanni Francesco sta scontando l’ergastolo, Salvo (Giuseppe Salvatore) vive a Padova dove ha l’obbligo di soggiorno e, da qui, sta promovendo il suo libro ‘Riina family life’. L’altra femmina, Maria Concetta invece vive in Puglia, dove si è da tempo trasferita insieme al marito.

Il bonus
Il cosiddetto bonus bebè consiste in un assegno di 1.000 euro, una tantum, erogato dalla Regione Sicilia a chi mette al mondo un figlio e possiede un reddito al limite dell’indigenza. L’assegno è dato attraverso le amministrazioni locali. A negare il bonus alla famiglia di Lucia Riina sarebbe stato un vizio formale, così come il ritardo nella presentazione dell’istanza avrebbe reso nulla la domanda poi presentata dal marito della donna. A calcare la mano è poi stato anche l’Inps che dovrebbe erogare un assegno mensile per un importo tra gli 80 e i 160 euro per i primi tre anni di vita del bambino, a tutte quelle famiglie che non superano 25 mila euro del parametro Isee. Tuttavia, la famiglia non sarebbe risultata così povera da poter ottenere questo assegno mensile.