23 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Crisi Alitalia

Scandalo Alitalia: hotel extralusso, diarie da capogiro, caviale e champagne a volontà

La cicala Alitalia oggi non canta più. Ma per troppi anni ha vissuto ben al di sopra delle sue possibilità e senza tener conto dei bilanci aziendali, come raccontano ex hostess e piloti della compagnia aerea

Alitalia procede verso il commissariamento.
Alitalia procede verso il commissariamento. ANSA

FIUMICINO – Alitalia si avvia a grandi passi verso il commissariamento e nessuno sa cosa ne sarà da qui ai prossimi mesi della compagnia di bandiera italiana. Abbiamo una sola certezza: Alitalia è stata usata come un bancomat da politici, sindacalisti, manager e dipendenti per troppi anni. Le testimonianze di piloti e hostess che pasteggiavano con caviale e champagne la dicono lunga sulla gestione dei bilanci aziendali. Ma alla fine il conto in banca si è prosciugato. E ormai non ci sono più soldi da prelevare.

LEGGI ANCHE Perché la fine di Alitalia è lo specchio del paese

La cicala Alitalia non canta più
Ad Alitalia piaceva fare la cicala. Ma con l'arrivo dell'inverno è arrivata anche la resa dei conti. Proprio quelli disastrati della compagnia aerea, che per ben tre volte in otto anni è stata sull'orlo del fallimento. Dal 1974 in poi l'azienda ha sublimato circa 8 miliardi di euro di denaro pubblico, a causa di uno stile di vita ben al di sopra delle sue possibilità e di una serie di fallimentari tentativi di rilancio da parte di intere generazioni di manager pubblici e privati. Politici, sindacalisti, imprenditori e dipendenti hanno utilizzato Alitalia come un bancomat senza preoccuparsi di far quadrare i bilanci. Prosciugando inesorabilmente la mammella dello Stato italiano. Come? Ce lo raccontano ex hostess e piloti.

Il racconto di una ex hostess
Il Giornale ha riportato le dichiarazioni di una ex hostess oggi ultrasettantenne che ha vissuto l'epoca d'oro di Alitalia. «Vita impegnativa, certo. Faticosa, anche, soprattutto sul lungo raggio, per via del fuso orario – racconta la donna secondo il quotidiano - . Ma sull'altro piatto della bilancia c'era uno stipendio che faceva di me, tra tutti i miei coetanei, una privilegiata. E un sacco di altri vantaggi che spesso erano ancora più consistenti dello stipendio». Quali? «La diaria di missione era così ricca che non riuscivamo a spenderne neanche un terzo, eravamo già spesati di tutto, mangiavamo a bordo, e la diaria ce la mettevamo in tasca».

Alberghi extralusso e diarie da capogiro
Poi c'erano gli alberghi. Quelli extralusso. «Credo che Alitalia si facesse una questione di immagine di non scendere sotto al cinque stelle. A Milano ci faceva dormire al Gallia, che all'epoca era uno degli alberghi più lussuosi della città; d'estate, quando c'era il volo su Rimini, si dormiva al Grand Hotel, quello di Fellini. Ma il bello era quando si andava all'estero», riporta ancora Il Giornale. Ma le mete preferite da tutto il personale di bordo «erano quelle sudamericane». Soprattutto d'inverno, quando lì è estate. Perché «prima di ripartire per l'Italia avevamo diritto a quattro o cinque giorni di pausa, praticamente una vacanza tutta spesata».

Corsi di formazione ad Abu Dhabi
«Se atterravamo a Caracas venivamo ospitati in un albergo indimenticabile, con la piscina e la spiaggia privata, non oso immaginare quanto costasse», prosegue il racconto della ex hostess pubblicato da Il Giornale. A bordo il personale pasteggiava «con caviale e champagne», il cibo formalmente riservato alla business class, ma de facto disponibile in grandi quantità. Questo lo sfarzo a cui erano abituati i dipendenti di Alitalia sul finire degli anni Settanta, quando lavorare per la compagnia aerea di bandiera era «un privilegio» per la retribuzione stellare e i vari benefit. Ma gli sprechi sono rimasti il marchio di Alitalia fino ai nostri giorni, come racconta Riccardo Canestrari, pilota civile dal 1992 e coordinatore nazionale piloti Anpac, al Corriere della Sera. Canestrari riferisce di recenti corsi di formazione ad Abu Dhabi per insegnare alle hostess come versare il vino. Evidentemente, tra pasti a bordo a base di ostriche e champagne, buonuscite fantasmagoriche, errori colossali da parte di manager pubblici e privati, corsi di formazione ad Abu Dhabi, la storia di Alitalia non poteva andare diversamente.