31 ottobre 2020
Aggiornato 07:30
Istituti di credito

Mps: allo Stato il 70% del capitale

L'Italia sarà l'azionista di maggioranza della banca senese una volta convertiti in azioni i circa 4 miliardi di euro di obbligazioni, ha detto il presidente Alessandro Falciai, davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato

ROMA - «Lo Stato avrà circa il 70%» del capitale di Monte Paschi di Siena una volta convertiti in azioni i circa 4 miliardi di euro di obbligazioni, ha detto il presidente della banca senese, Alessandro Falciai, davanti alle commissioni Finanze di Camera e Senato.

Falciai: «I depositi dei nostri clienti non sono mai stati a rischio»
L'Italia quindi «attraverso questo meccanismo di conversione alla fine investirà circa 6 miliardi», mentre due miliardi saranno a carico degli istituzionali. Per Falciai si è arrivati solo ora alla nazionalizzazione dell'istituto di credito perché: «Era nostro dovere morale, prima di poter chiedere un solo euro allo Stato e ai contribuenti, provare a esperire tutte le operazioni di mercato». Il presidente di Mps ha rassicurato sul fatto che «in nessuna circostanza i depositi dei nostri clienti sono mai stati a rischio», pur ammettendo che molti correntisti hanno chiuso i loro rapporti con la banca. Il flusso in uscita «è stato molto importante» all'inizio di dicembre, ma il fenomeno «si è completamente arrestato tra gli ultimi giorni dell'anno e i primi di gennaio», ha detto.

I 27 miliardi di sofferenze
All'audizione ha partecipato anche l'amministratore delegato di Mps, Marco Morelli, che ha annunciato che il consiglio di amministrazione odierno discuterà della volontà della banca di vendere in blocco le proprie sofferenze, che ammontano a 27 miliardi. «Vogliamo liberarcene il più rapidamente possibile», ma per farlo è necessario avere l'ok dalla Commissione europea e per questo a febbraio si dovrebbe tenere un incontro fra le autorità di vigilanza italiane ed europee sul piano industriale di Mps. Morelli ha aggiunto che la banca rimarrà fedele alla ristrutturazione avviata a seguito della sottoscrizione dei Monti Bond, in cui è previsto il passaggio da 2mila a 1.500 sportelli e la riduzione di 2.450 lavoratori.

Mandati a disposizione
I due manager hanno spiegato di essere «assolutamente pronti a qualunque giudizio» sul loro operato e di voler rimanere sulle loro poltrone anche a fronte di un drastico taglio dei loro stipendi. Falciai ha concluso: «Il mio mandato è a disposizione dell'azionista, una volta fatto il piano si sceglieranno le persone migliori per portarlo avanti».