21 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
Crac Veneto Banca

Veneto Banca fa causa all'ex dg Consoli per il «gioco di prestigio delle operazioni baciate»

L'assemblea dei soci di Veneto Banca ha deciso di fare causa agli ex vertici dell'istituto e all'ex dg Vincenzo Consoli, agli arresti domiciliari, perché li ritengono responsabili del crac dell'istituto e della sublimazione dei soldi dei risparmiatori

TREVISO – Veneto Banca presenta il conto agli ex amministratori dell'istituto. L'assemblea dei soci ha deciso di far causa agli ex vertici ritenuti responsabili del crac della banca, del crollo del valore delle azioni e della sublimazione dei risparmi degli azionisti. Tuttavia non ci sono garanzie per il recupero del denaro e le tempistiche saranno in ogni caso piuttosto lunghe. Anche per questo gli avvocati di Veneto Banca stanno lavorando all'ipotesi dello scorporo di una bad bank cui imputare i guai dell'istituto. Ma il gioco di prestigio delle «operazioni baciate» brucia ancora – e molto – ai soci della banca.

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I soci fanno causa agli ex vertici
L'assemblea dei soci di Veneto Banca, riunita a Villa Spineda di Venegazzu', ha approvato all'unanimità (99,9% i voti a favore, praticamente un plebiscito) le azioni di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale di Veneto Banca in carica sino al 26 aprile 2014 e dell'ex direttore generale, Vincenzo Consoli, ora agli arresti domiciliari. Nel corso dell'assemblea, però, il clima è stato incendiato da una ventina di interventi dei soci, che hanno criticato il perimetro dell'azione di responsabilità, limitata all'esposizione con 40 clienti in merito all'erogazione, gestione e monitoraggio di affidamenti concessi dalla Banca in un periodo tra il gennaio 2006 e l'aprile 2014.

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Massimo Lanza subentra ad Anselmi
Il neo presidente di Veneto Banca, Massimo Lanza (succeduto a Beniamino Anselmi che ha fatto un passo indietro perché contrario ai licenziamenti di massa che si prospettano per poter salvare il gruppo), ha cercato di placare gli animi e nella sua relazione ha ricordato che il consiglio di amministrazione ha proceduto a richiedere un'attività di approfondimento istruttorio ad una società di consulenza, sottoponendo il risultato all'esame di advisor legali esterni. Il Cda si è riservato successivi approfondimenti e ha ritenuto opportuno concentrare la attività di indagine sui profili di responsabilità legati alle gravi irregolarità riscontrabili nella gestione della Banca, con esclusione dei profili di mera irregolarità contabile.

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Gli avvocati della banca lavorano all'ipotesi di una bad bank
La scelta dei soci di far causa agli ex amministratori dell'istituto è tutt'altro che irrilevante perché Veneto Banca non potrebbe continuare a vivere con la spada di Damocle di potenziali richieste per danni pari a centinaia di migliaia di euro. Anche per questo, e poiché non ci sono garanzie per il recupero del denaro e in ogni caso le tempistiche sarebbero piuttosto lunghe, gli avvocati dell'istituto stanno lavorando a un'ipotesi di scorporo che preveda la costruzione ad hoc di una bad bank alla quale imputare i guai della banca. Come riporta Gabriele Lamonica su Milano Finanza, il modello cui si rifarebbero gli avvocati di Veneto Banca sarebbe quello realizzato nel Regno Unito con la Royal Bank of Scotland.

Le origini del tracollo finanziario di Veneto Banca
A tal riguardo vale la pena ricordare come mai i soci dell'istituto sono così inferociti con gli ex vertici della banca e l'ex direttore generale, Vincenzo Consoli. La storia del tracollo finanziario inizia nel 2013 con le ispezioni della Banca d'Italia e prosegue con quelle della Guardia di Finanza nel 2015, per culminare con l'arresto ai domiciliari di Consoli. Ma cosa era successo? Al centro delle inchieste della magistratura ci sono delle operazioni sospette, cosiddette «operazioni baciate», grazie alle quali Veneto Banca sarebbe riuscita a mettere in atto una vera e propria partita di giro per auto-finanziarsi. La banca avrebbe concesso prestiti importanti ad illustri clienti perché questi acquistassero azioni del medesimo istituto di credito.

Il gioco di prestigio delle «operazioni baciate»
In pratica, una vera e propria politica di finanziamenti finalizzati all'acquisto delle sue stesse azioni. Veneto Banca aveva bisogno di risorse fresche per mettere a posto i bilanci disastrati (dall'amministrazione Consoli) e grazie a questo espediente sarebbe riuscita ad effettuare aumenti di capitale a prezzi largamente sopravvalutati. L'aumento di capitale, infatti, era sì rivolto ai soci, ma era la banca stessa a prestare i soldi per realizzarlo. E qui iniziano i guai per gli investitori. Il dramma dei risparmiatori, che hanno deciso di investire nell'istituto trevigiano, ha un nome: «obbligazioni convertendo», cioè titoli obbligazionari che potevano trasformarsi in azionari a discrezione della banca. Il vaso di Pandora venne scoperchiato nel 2013, quando Bankitalia effettuò alcune ispezioni. Di lì a poco la bolla esplose e le azioni della banca cominciarono a precipitare. Da circa 40 euro ad azione, arrivarono a 30,50 euro. Il crollo del titolo bancario è stato pari al 22,8% e causò la sublimazione di oltre un miliardo di euro dei 4,43 di capitalizzazione dell'istituto. Ma c'è di peggio: quando il sistema è entrato in crisi per i risparmiatori e i soci di Veneto Banca è già troppo tardi, perché nessuno può più vendere azioni diventate carta straccia e i risparmi degli azionisti si dissolsero nel nulla.