22 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
Scandali finanziari

Dopo Mps e Deutsche Bank storia dello scandalo Wells Fargo

La terza banca degli Stati Uniti è finita nella bufera. Oltre 2 milioni di conti aperti all'insaputa dei clienti, 5300 dipendenti licenziati in un colpo solo e l'amministratore delegato che si dimette alzando bandiera bianca. Ecco cos'è successo.

NEW YORK – Un altro gigantesco scandalo finanziario. Stavolta è la terza banca americana a finire nella bufera. Oltre 2 milioni di conti aperti all'insaputa dei clienti, 5300 dipendenti licenziati in un colpo solo, sia dirigenti che impiegati, e un amministratore delegato che si dimette alzando bandiera bianca. Le cifre sono da capogiro: la Wells Fargo ha perso 22 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

Lo scandalo finanziario che ha coinvolto la Wells Fargo
Ci risiamo. E' l'ennesimo scandalo finanziario, ma non sarà l'ultimo. Questa volta coinvolge una delle più grandi banche degli Stati Uniti, la terza per dimensioni e la prima per capitalizzazione di mercato che fa anche affari con il governo federale, la Wells Fargo. Sono stati licenziati 5300 dipendenti, sia dirigenti che impiegati, in un colpo solo e pochi giorni fa si è dimesso anche l'amministratore delegato che si era assunto la responsabilità della vicenda. Oltre 2 milioni di conti e carte di credito sono stati aperti all'insaputa dei clienti per gonfiare i dati e raggiungere importanti target di vendita.

2 milioni di conti aperti illegalmente
I clienti hanno accusato la banca di essere responsabile di pratiche illegali e i dipendenti, a loro volta, hanno accusato i vertici dell'istituto sostenendo che non solo sarebbero stati perfettamente a conoscenza delle pratiche scorrette perpetrate ma, anzi, avrebbero perfino fissato delle vere e proprie quote di conti illegali che ogni impiegato avrebbe dovuto aprire per gonfiare i dati delle performance dell'istituto. Naturalmente una versione opposta è stata fornita dall'ex amministratore delegato, John Stumpf, che ha sempre negato il fatto che si potesse trattare di una operazione orchestrata dall'alto.

Le dimissioni dell'ex ad John Stumpf
Fatto sta che l'ormai ex ad Stumpf alla fine ha dovuto issare bandiera banca. A fine settembre, dopo l'esplosione dello scandalo Wells Fargo, si era assunto la responsabilità della vicenda, impegnandosi in prima persona per recuperare il rapporto fiduciario con i clienti. Per salvare la faccia dell'istituto venne abolito il bonus del 2016 (un premio in azioni valutato circa 41 milioni di dollari e destinato proprio a Stumpf) e venne decretata la sospensione di ogni stock option (opzione sui titoli usata come benefit per i dipendenti) per gli altri manager. Inoltre la banca decise di avviare un'inchiesta interna. Ma tutto questo non è bastato a cancellare con un colpo di spugna il danno d'immagine dell'istituto.

La maxi multa da 185 milioni di dollari
Né a evitare di pagare una maxi multa da 185 milioni di dollari. Le è stata inflitta per «pratiche illecite ampiamente diffuse» appurate al termine di un’inchiesta condotta dalla Consumer Financial Protection Bureau. Si tratta della multa più alta che l’ufficio abbia mai inflitto. John Stumpf ha rassegnato in questi giorni le sue dimissioni. Ma non se ne andrà comunque a mani vuote. Come ricompensa per il suo lavoro presso la Wells Fargo, secondo i calcoli di Equilar, riceverà una maxi liquidazione da circa 137 milioni di dollari. 20 milioni di dollari gli spettano solo di pensione. La poltrona di amministratore delegato passerà quindi a Tim Sloan, 56 anni, presidente e responsabile operativo di Wells Fargo, mentre quella di presidente dell'istituto all'ex ceo di General Mills, Stephen Sanger. Chi sperava in un repulisti dei vertici della banca dopo un tale scandalo resterà evidentemente deluso.