16 ottobre 2019
Aggiornato 15:30
Parla il presidente dell'Abi

Banche, Patuelli: «Sostengono il massimo sforzo contro gli effetti della crisi. Troppi paletti dall'UE»

Il presidente dell'Abi è intervenuto durante il convegno «Obbligati a crescere» e ha criticato duramente l'operato della Vigilanza unica europea che rischia di danneggiare il processo di aggregazione bancaria che si realizzerà in Italia dal 2017

ROMA – Il numero uno dell'associazione nazionale dei banchieri è intervenuto al convegno organizzato da Il Messaggero «Obbligati a crescere» e non ha nascosto la necessità di dover affrontare scelte dolorose per le banche italiane.

L'intervento del presidente dell'Abi
Secondo il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, «le banche in Italia sostengono il massimo sforzo contro gli effetti della lunga crisi e per la ripresa». E tutto questo senza aiuti di Stato, con il «costo straordinario anche dei salvataggi di banche in crisi, lontani dagli scandali internazionali». Il numero uno dell'associazione nazionale dei banchieri è intervenuto al convegno organizzato da Il Messaggero «Obbligati a crescere».

Le scelte dolorose per le banche italiane
Patuelli non ha nascosto la necessità di dover affrontare scelte difficili per le banche italiane e ha criticato la vigilanza unica europea. «La Vigilanza unica non ha finora rappresentato una svolta per la ripresa, ma ha appesantito le misure che da prudenziali si sono spesso trasformate paradossalmente in fattori di ulteriore indebolimento delle banche», ha detto il presidente dell'Abi. Dinnanzi al processo di aggregazione bancaria che si realizzerà in Italia dal 2017, il ruolo della Vigilanza per Patuelli rischia di essere un fattore negativo perché impone dei paletti patrimoniali sempre più stringenti.

Il ruolo della Vigilanza unica europea
«Troppo la Vigilanza spesso chiede capitali supplementari per le nuove aggregazioni che sono sfavorite anche dall'anacronistica sopravvivenza nostrana dell'Iva infragruppo», sottolinea Patuelli. Secondo il presidente dell'Abi, bisognerebbe invece che venissero favoriti gli stabili investimenti azionari «che rifuggano da un'ottica speculativa con la quale non cresce un solido capitalismo produttivo». Le tecnologie sono enormemente cresciute, ma «le vecchie norme permettono spesso il prevalere dell' "algotrading" in una frazione di secondo a scapito degli investimenti non speculativi». Perciò occorre una «maggiore tutela del risparmio e dell'azionariato stabile e non speculativo».