19 novembre 2019
Aggiornato 07:00
Solo venti rimborsi

Banche salvate, a che punto siamo con i rimborsi ai risparmiatori?

La pazienza dei risparmiatori che hanno perso i loro soldi a causa delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e Carichieti è finita e domenica prossima manifesteranno sotto casa del ministro Maria Elena Boschi

ROMA – Domenica prossima, a distanza di dieci mesi dal decreto salva-banche del governo Renzi, molti dei risparmiatori che hanno perso tutti i loro risparmi nel fallimento di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti manifesteranno sotto casa del ministro Maria Elena Boschi. La procedura per il rimborso forfettario degli oltre 10mila obbligazionisti coinvolti, infatti, va avanti a rilento e concede rimborsi con il contagocce. Ecco quello che sta succedendo.

Venti pratiche rimborsate in settanta giorni
Oltre il danno, la beffa. La procedura per il rimborso forfettario degli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti è partita settanta giorni fa, ma ad oggi è stato rimborsato solo un esiguo numero di persone. Per l'esattezza, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, che gestisce il Fondo di solidarietà istituito dal governo Renzi per lenire le perdite dei 10mila risparmiatori che si sono visti azzerare tutti i loro bond subordinati, ha liquidato appena venti pratiche. Avete capito bene: venti pratiche in settanta giorni. E i problemi non finiscono qui.

L'indennizzo è solo parziale
Vale la pena ricordare che il ddl banche approvato lo scorso 29 giugno in via definitiva alla Camera prevede un rimborso automatico fino all'80% di quello che i risparmiatori avevano speso per acquistare le obbligazioni. In parole povere significa che quel 20% è semplicemente irrecuperabile. Perso per sempre nel buco nero di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti. E già qui ci sarebbe da arrabbiarsi un tantino, perché l'indennizzo previsto è solo parziale. Ma, come se non bastasse, per ottenere questo rimborso devono essere rispettate alcune condizioni fondamentali.

Le 4 condizioni da rispettare per ottenere il rimborso
Innanzitutto, come avevamo già avuto modo di sottolineare, i titoli obbligazionari devono essere stati acquistati entro il 12 giugno 2014. Inoltre i risparmiatori coinvolti devono dimostrare di averli tenuti in portafoglio almeno fino al 22 novembre scorso: la data in cui sono stati azzerati tutti i bond subordinati per effetto dell'applicazione del principio del burden sharing. Infine, gli obbligazionisti devono dimostrare di avere un patrimonio mobiliare inferiore ai 100mila euro alla fine del 2015 e un reddito complessivo 2014, ai fini Irpef, non superiore ai 35mila euro.

Che fine ha fatto l'Arbitro?
Queste condizioni escludono evidentemente un certo numero di risparmiatori truffati. E per loro l'unica speranza è quella del ricorso all'arbitrato. In questo caso sarà (dovrebbe essere) infatti un Arbitro, che opererà presso l'Autorità anti-corruzione presieduta da Raffaele Cantone, a stabilire se il risparmiatore avrà diritto o meno al rimborso. Peccato però che per riguarda gli arbitrati il paese stia ancora aspettando un decreto di attuazione che sarebbe dovuto arrivare entro giugno, ma del quale si sono perse le tracce da mesi. Per tutte queste ragioni, saranno in tanti domenica prossima a manifestare sotto casa del ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi. La pazienza dei risparmiatori è finita.