20 settembre 2019
Aggiornato 20:30
Power point

Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, all'orizzonte c'è la fusione. Ma a che prezzo?

La Banca Popolare di Vicenza ha registrato un rosso profondo da 795,3 milioni di euro nel primo semestre dell'anno. All'orizzonte c'è il progetto Power Point, che prevede la fusione con Veneto Banca. Ma ci sono dei problemi all'orizzonte

ROMALa Banca Popolare di Vicenza ha perso 795,3 milioni di euro nei primi sei mesi dell'anno. Solo un paio di mesi fa il Fondo Atlante si era fatto garante dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro divenendo de facto azionista della banca vicentina praticamente al 100%. E oggi la metà di quell'importo si è volatilizzata. Ecco perché nel prossimo futuro della Bpvi c'è probabilmente la fusione con Veneto Banca e quali problemi s'intravedono all'orizzonte.

Un rosso profondo da 795,3 milioni di euro
Una emorragia da 795,3 milioni di euro all'indomani di un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro. Un rosso profondo sul quale pesa soprattutto il divorzio storico da Cattolica Assicurazioni, al netto del quale la perdita sarebbe stata limitata a 85 milioni di euro. Ma i numeri della Banca Popolare di Vicenza parlano chiaro e ci dicono che la strada per il risanamento dell'istituto vicentino è ancora lunga e passerà probabilmente per la fusione con Veneto Banca.

Il progetto Power Point
Il progetto è denominato Power Point ed è stato già presentato alla Banca d'Italia e alla BCE. Non solo. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, esisterebbe già una proposta formale di acquisto per i due istituti di credito italiani da parte di quattro fondi internazionali: Atlas, Baupost, Centerbrige e Warburg Pincus. Questi avrebbero consegnato nelle mani di Alessandro Penati, il presidente della società che gestisce il Fondo Atlante, la loro offerta. Secondo alcune indiscrezioni consisterebbe in un miliardo cash a supporto del piano di risanamento della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca per agevolare la loro fusione.

L'offerta dei fondi statunitensi
Sembra una buona notizia per Penati e il Fondo Atlante, che si è trovato costretto ob torto collo a sottoscrive recentemente l'aumento di capitale dei due istituti del Nord-Est a causa del disinteresse del mercato, prosciugando così quasi tutte le sue risorse. Tuttavia, alcune criticità emergono all'orizzonte. Come sottolineano Michele Arnese e Federico Fornaro su Formiche.net, l'offerta che i fondi statunitense avrebbero messo sul piatto per entrambe le banche italiane è quasi ridicola. Il Fondo Atlante, infatti, ha sborsato da solo circa 2,5 miliardi per l'aumento di capitale dei due istituti.

Il Fondo Atlante è a un bivio?
E la domanda sorge spontanea: perché dovrebbe vendere per un miliardo di euro qualcosa che ha appena pagato 2,5 miliardi? Alessandro Penati è evidentemente di fronte a un bivio. Può rifiutare l'offerta e cercare di risanare i conti della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca per poterle rivendere successivamente a un prezzo migliore. O può accettare una perdita secca molto dolorosa. Se dovesse scegliere di intraprendere questa seconda via, vorrà dire che la salute dei due istituti è così compromessa da non poter sperare in un'opzione migliore.

Cosa è accaduto con le good bank
E i conti di Bpvi, che raccontano di una emorragia che sfiora gli 800 milioni di euro solo nel primo semestre dell'anno, affolleranno certamente i pensieri del presidente del Fondo Atlante. Inoltre, tanto per complicare ulteriormente il puzzle, è interessante sottolineare che secondo alcuni rumors l'offerta dei fondi statunitensi potrebbe essere simile a un miraggio nel deserto: un'indiscrezione fatta circolare ad hoc per far credere al mercato che esista un interesse nei confronti delle banche italiane in crisi. Ma non è detto che sia la verità. Si ricordi che anche per le good bank è accaduto qualcosa di simile: in un primo tempo era circolata la voce che alcuni fondi internazionali fossero interessati all'acquisto. Ma poi la loro offerta si rivelò di gran lunga inferiore al prezzo pagato dal sistema bancario italiano per il salvataggio delle quattro banche. E non se ne fece nulla.