26 agosto 2019
Aggiornato 07:30
La multinazionale Usa dice addio a Portovesme

Alcoa dice addio alla Sardegna: sarà smantellato l'impianto di Portovesme

Il gruppo scrive di aver «constatato l’impossibilità di trovare un acquirente», nonostante gli sconti sull'energia offerti dall'esecutivo al potenziale compratore anglo-svizzero. I sindacati chiedono al governo di intervenire e attaccano: «L'azienda non ha mai collaborato con il governo».

ROMA - A quasi quattro anni dalla fermata della produzione sembrano definitivamente tramontate le speranze che l'impianto per la produzione di alluminio di Portovesme possa riprendere l'attività.
La Alcoa, che lo aveva acquistato nel 1996 in occasione della privatizzazione della Alumix (Efim), ha infatti annunciato di voler avviare lo smantellamento del sito dopo che non è stato possibile trovare un compratore per lo «smelter», l'impianto per la produzione di alluminio primario da un semilavorato della bauxite.
La produzione, pari a 150.000 tonnellate l'anno, era stata fermata a novembre del 2012 a causa, spiegò allora l'azienda, degli alti costi dell'energia elettrica, il principale fattore produttivo per la produzione dell'alluminio.
A fine 2012 scadevano le tariffe incentivate garantite dal governo nel 2010 con il cosiddetto decreto salva-Alcoa, varato dopo un primo annuncio di chiusura fatto quell'anno dalla multinazionale americana.

Glencore prende tempo
Sono finiti in cassa integrazione quasi tutti i 500 operai del sito (ne restano al lavoro solo qualche decina per la manutenzione) e per circa un terzo di questi è imminente la scadenza degli ammortizzatori mentre per gli altri resta ancora fino ad un anno di tempo. A questi si aggiungono 400 lavoratori dell'indotto.
Da allora sono partite una serie di trattative con diversi soggetti interessati all'acquisto. Tra questi la multinazionale Klesch, il fondo tedesco Aurelius e il gruppo svizzero Glencore.
Le trattative sono andate avanti negli anni tra alti e bassi con Glencore che chiedeva la garanzia di poter avere elettricità a prezzo scontato (25 euro MWh) per 10 anni. Il governo si è attivato con l'Unione Europea per poter sbloccare questo tipo di incentivo ma Bruxelles ha concesso solo 2 anni di prezzi agevolati per non incorrere negli aiuti di Stato.
Una svolta è sembrata arrivare ad inizio giugno quando il nuovo ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, prende in mano il dossier e dopo una serrata trattativa con l'Ue formula una proposta a Glencore sul costo dell'energia (si è parlato di poco meno di 26 euro a MWh), chiedendo una risposta entro 15 giorni. Risposta che da Glencore non è mai arrivata.

Mise: «Annuncio azienda inopportuno»
L'annuncio di Alcoa sullo smantellamento dell'impianto di Portovesme è «quantomeno inopportuno» visto che sul futuro del sito è già stato convocato un incontro a inizio settembre. E' quanto afferma in una nota il Ministero dello Sviluppo Economico.
«In riferimento al comunicato stampa odierno di Alcoa» il Ministero dello Sviluppo Economico «precisa che il Ministro Carlo Calenda ha convocato già nelle scorse settimane un incontro con i vertici della Società americana. L'incontro, che servirà a fare il punto della situazione, è previsto nella prima settimana di settembre».
«Risulta pertanto inatteso ed è considerato quantomeno inopportuno l'annuncio diramato dall'Azienda relativo ad un piano di attività per il sito di Portovesme, la cui realizzazione sarà dunque oggetto dell'incontro in questione» conclude il Ministero.

Bentivogli (Cisl): Intervenga Renzi
Il segretario generale della Fim Cis, Marco Bentivogli, attacca la decisione da parte della multinazionale statunitense Alcoa di iniziare lo smantellamento dello stabilimento di Portovesme in Sardegna.
«Il comunicato di Alcoa a firma di Rob Bear, vice Presidente delle attività di Transformation, appena emesso è sintomatico della gravità della situazione. In realtà non è assolutamente vero - afferma Bentivogli in una nota - che Alcoa in questi quattro anni dalla chiusura dello smelter, abbia collaborato con il Governo alla ricerca di un nuovo acquirente; Alcoa ha impedito sia la visita dello stabilimento, che la due diligence a qualsiasi nuovo investitore».
«È bene - sottolinea l'esponente di Fim Cisl - che il ministro Calenda e il Premier Renzi prendano rapidamente in mano la situazione giunta ormai oltre il limite della disperazione. Il programma annunciato il 3 agosto scorso dal ministro, prevedeva la ricerca di nuovi investitori a fine di questo mese, anche per questo la decisione di Alcoa appena giunta, ancora una volta, non aiuta verso una soluzione positiva».
«Chiediamo - conclude Bentivogli - che venga convocata immediatamente Alcoa e si chieda di rettificare la propria posizione, la situazione è già gravissima e in autunno si rischia la disperazione totale con la fine della copertura degli ammortizzatori sociali. Il prossimo incontro è previsto il 5 di settembre al Ministero dello Sviluppo Economico».