18 gennaio 2022
Aggiornato 09:00
Due Istituti di credito non superano l'esame

Banche italiane, stress test: le promosse e le bocciate da Credit Suisse

Gli stress test dell'Eba saranno pubblicati solo il 29 luglio prossimo. Ma Credit Suisse ha diffuso il suo report sullo stato di salute di quattro banche italiane. Promosse Intesa SanPaolo e Ubi. A rischio Unicredit e Mps.

ROMA – I risultati degli stress test condotti dall’Eba sulle banche europee saranno pubblicati il prossimo 29 luglio. Le istituzioni comunitarie e il governo Renzi attendono questa data per conoscere lo stato di salute del sistema bancario dell’Eurozona ed eventualmente per correre ai ripari. Ma il Credit Suisse ha deciso di battere sul tempo l’autorità bancaria europea e pubblicare la sua analisi di qualità realizzata su quattro banche italiane. La brutta notizia è che due non superano l’esame.

Gli stress test dell'Eba
Il 29 luglio prossimo l’Autorità bancaria europea pubblicherà il risultato dei suoi stress test, realizzati su 53 banche con sede in UE. In pratica si tratta del 70% del sistema bancario europeo e per l’Unione è un esame clinico importante. Le istituzioni comunitarie attendono pazientemente il verdetto per sapere quanta flessibilità dovranno concedere ai governi nazionali per evitare il peggio. Nel frattempo, però, Credit Suisse ha deciso di anticipare l’Eba pubblicando il report che ha condotto sullo stato di salute di quattro istituti di credito italiani.

Promosse Intesa SanPaolo e Ubi
Le banche analizzate sono Intesa SanPaolo, Unicredit, Ubi e  Mps. Si tratta degli stessi istituti sui quali è temporaneamente sospeso il giudizio dell’Eba. E, in base all’analisi di qualità realizzata dalla banca svizzera, due banche hanno superato l’esame e due sono state bocciate. Un brutto presagio per il sistema bancario italiano, e soprattutto per gli istituti meno virtuosi. Secondo Credit Suisse, Intesa Sanpaolo e Ubi se la cavano abbastanza bene e per questo hanno ottenuto una valutazione outperform. Significa che anche in caso di scenari avversi (quelli di maggiore stress) potranno disporre di un eccesso di capitale.

A rischio Unicredit e Mps
La musica cambia per Unicredit e Mps. La prima delle due banche italiane ha ricevuto un giudizio neutral con target price di 2,28 euro (quasi in linea con l’attuale prezzo pari a 2,24 euro), ma la nota dolente è la carenza di capitale. Per Unicredit sarebbe compresa tra i 4 e i 9 miliardi di euro. E va molto peggio per Mps, che viene giudicata underperform con un target price inferiore a quello attuale: 0,29 euro contro 0,31 euro e presenta un ammanco di capitale tra i 600 milioni e i 3,5 miliardi di euro. Complessivamente i due istituti potrebbero registrare un deficit patrimoniale di 12 miliardi di euro. Questo significa che in caso di shock esterni negativi la loro tenuta potrebbe vacillare.  

Le esposizioni lorde sono pari al 20% del PIl italiano
Ma non finisce qui. Credit Suisse si spinge oltre e realizza un’analisi generale del sistema bancario italiano inviando un monito al governo Renzi e in quel di Bruxelles. Secondo l’istituto svizzero, per risolvere il problema delle sofferenze in pancia agli istituti nazionali servirebbero almeno 30 miliardi di euro. A fronte del limitato budget di 18 miliardi che il Fondo Atlante potrà impiegare per acquistare una parte dello stock dei crediti deteriorati. Nel rapporto elvetico si legge che «la qualità degli asset è il principale tema per il settore, con 360 miliardi di euro di esposizioni lorde non-performing, pari a circa il 20% del Pil italiano».  Sono numeri da capogiro. E secondo l’ultimo rapporto dell’Abi,  le sofferenze nette sono perfino aumentate, raggiungendo quota 85 miliardi di euro.