26 marzo 2019
Aggiornato 06:30
leave o remain?

Brexit: tutti i numeri dell'economia in gioco nel referendum

Dal contributo di Londra nel bilancio comunitario ai sussidi che riceve da Bruxelles, dai numeri dell'immigrazione a quelli che riguardano gli inglesi espatriati. Tutto quello che c'è da sapere

Brexit: tutti i numeri dell'economia in gioco nel referendum.
Brexit: tutti i numeri dell'economia in gioco nel referendum.

ROMA - Il denaro è la chiave di molte battaglie e quella del referendum sulla Brexit non fa eccezione. Gli elettori britannici, che giovedì sceglieranno se restare o andarsene dall'Unione europea, sono stati tempestati da raffiche di statistiche dei campi "Remain" e "Leave", spesso allestite in mondo "selettivo" per confermare gli argomenti dell'uno o dell'altro. Ecco alcuni dei dati al cuore della battaglia.

Il contributo di Londra al bilancio UE
La campagna "Leave" sostiene che la Gran Bretagna versa 350 milioni di sterline (455 milioni euro) la settimana. Ma la cifra lorda non comprende il famoso sconto ottenuto da Margaret Thatcher nel 1984. Al netto di questo, la cifra è di 280 milioni di sterline la settimana, in base ai dati 2014, secondo uno studio di Iain Begg, ricercatore dell'Istituto europeo della London School of Economics, intitolato «quanto paga la Gran Bretagna alla Ue?». Nel 2015, la Gran Bretagna ha contribuito con 17,8 miliardi di sterline al bilancio europeo, 12,9 miliardi dopo lo sconto, secondo un documento del parlamento.

I sussidi di Bruxelles
In cambio, Londra riceve sei miliardi di sussidi, in particolare ai settori agricolo e della ricerca scientifica. Il campo del "Remain" dice che questi spariranno se la Gran Bretagna esce della Ue, il campo del "Leave" dice che il denaro sarebbe meglio speso direttamente dal governo. Il Regno unito è il decimo contributore netto, in proporzione all'ampiezza dell'economia, dei 28 Stati membri, secondo i dati della Commissione europea.

L'immigrazione dall'Unione Europea
L'immigrazione dalle Ue è una dei terreni di scontro più caldi. Il numero totale di migranti dalla Ue che vivono nel Regno unito è raddoppiato tra il 2004 e il 2015: arrivando a tre milioni di persone, secondo l'osservatorio per le migrazioni dell'università di Oxford. L'aumento è legato all'ingresso nella Ue di otto paesi del Centro e dell'Est Europa nel 2004, tra cui la Polonia, ma dopo la recente crisi finanziaria si sono trasferiti  anche molti italiani e spagnoli.

Gli inglesi che emigrano
Il segretario alla giustizia Michael Gove, pro-Brexit, dice che se la Gran Bretagna resta nella Ue, più di cinque milioni di migranti sbarcheranno Oltremanica nei prossimi 15 anni, ponendo una pressione «insostenibile» sul sistema sanitario ed educativo. La previsione è fondata sulla prospettiva di un ingresso nella Ue di Turchia, Albania, Serbia e Montenegro entro il 2020. Il premier David Cameron, che si oppone alla Brexit, dice che ci vorranno decenni prima che la Turchia entri nella Ue. Intanto anche i britannici vanno in Europa. Secondo i dati Onu, 1.3 milioni di britannici nel 2013 vivevano nel resto della Ue, 300.000 in Spagna, 250.000 in Irlanda e 200.000 in Francia.

Il commercio e l'occupazione nel mercato comunitario
La Ue, nel suo complesso, è il principale partner commerciale della Gran Bretagna. Nel 2015, il 44,5% dell'export britannico è andato agli altri paesi membri, dai quali Londra ha comprato il 53% del suo import totale, secondo i dati del governo. I sostenitori del "Remain" dicono che questo dato evidenzia l'importanza di restare nel mercato unico, mentre i sostenitori del "Leave" sostengono che l'export europeo verso Londra significa che Bruxelles è interessata a negoziare condizioni favorevoli alla Brexit. Inoltre, secondo il governo britannico circa tre milioni di posti di lavoro sono legati direttamente o indirettamente al commercio con altri Paesi Ue.

(fonte Afp)