17 settembre 2021
Aggiornato 21:30
un paradosso tutto italiano

Fisco, ecco perché le tasse continuano a salire. E noi paghiamo

I dati della Cgia di Mestre mostrano che negli ultimi sei anni sono aumentate considerevolmente le imposte locali. Gli incassi delle Regioni sono saliti del 34%, ma i soldi dei contribuenti finiscono soprattutto nelle casse dell'Erario

ROMA – A causa della crisi, per risanare i conti pubblici lo Stato, ha tagliato i trasferimenti agli enti locali. Ma è la solita storia della coperta troppo corta: se il governo centrale stringe la cinta, la pressione fiscale aumenta per le famiglie e le imprese. Infatti, secondo i calcoli della Cgia di Mestre, negli ultimi anni i cittadini italiani hanno dovuto sostenere uno sforzo aggiuntivo da 30 miliardi di euro. Ma qualcosa non torna.

I dati della Cgia di Mestre
Il premier ripete spesso di aver ridotto le tasse. Proprio come i presidenti del Consiglio prima di lui. Ma negli ultimi sei anni le imposte nazionali e le tasse locali hanno continuato ad aumentare e in Italia il peso dell'Erario si conferma tra i più alti dei paesi avanzati. Nonostante i provvedimenti adottati dal governo Renzi, che sembrano andare nella direzione di un alleggerimento fiscale, secondo i dati della Cgia di Mestre le famiglie e le imprese italiane hanno dovuto sostenere negli ultimi anni uno sforzo aggiuntivo da 29,3 miliardi di euro.

Negli ultimi sei anni sono aumentate le imposte locali
La realtà sembra dunque in aperta contraddizione con la propaganda politica dell'Esecutivo: com'è possibile? Il fatto è che per risanare i nostri disastrati bilanci pubblici, il governo centrale ha dovuto stringere la cinta tagliando i trasferimenti agli enti locali. Ma, per far quadrare i conti ed evitare il collasso delle amministrazioni locali, l'austerity è stata compensata da un inasprimento della pressione fiscale a livello territoriale. Un esempio chiarificatore: le addizionali comunali sono cresciute negli ultimi sei anni del 54%, passando da un bottino di 2,9 miliardi a uno di 4,4 miliardi.

Gli incassi delle Regioni sono saliti del 34%
Un altro esempio. L'Irpef è salita del 39%, colpendo duramente il portafogli delle famiglie italiane. E se nel 2013 la soppressione della seconda rata dell’IMU aveva ridotto la pressione fiscale pro capite sugli immobili di proprietà a 739,69 euro, dal 2014 al posto dell’IMU sulle prime case viene invece introdotta una tassa sui servizi indivisibili (la TASI), che stando ai dati di Openpolis ha fatto schizzare di nuovo in alto la pressione fiscale, fino a 921,40 euro pro capite. In pratica, negli ultimi sei anni, gli incassi delle Regioni sono aumentati del 34%, passando da 8 a 11 miliardi di euro.

I soldi dei contribuenti finiscono nelle casse dell'Erario
Tuttavia, in questo ginepraio di tasse nazionali e imposte locali qualcosa non torna. Sempre secondo i dati della Cgia di Mestre, infatti, solo il 21,6% di tutte le tasse riscosse nel 2015 è finito nelle casse di Regioni e Comuni. Come avevamo già avuto modo di sottolineare, oltre il 78% del gettito fiscale dello scorso anno lo ha incassato l'Erario. Questo significa che la maggior parte dei soldi dei contribuenti finisce al «centro», anche se dovrebbe essere consumata in periferia.

L'ennesimo paradosso italiano
In pratica la storia sembra questa: lo Stato taglia i finanziamenti agli enti locali per fare cassa, gli enti locali cercano di rifarsi sulle tasche dei cittadini aumentando le imposte regionali e comunali per evitare il collasso delle amministrazioni e dei servizi territoriali, ma i soldi dei contribuenti alla fin fine non vanno comunque alle Regioni e ai Comuni. Confluiscono invece soprattutto nelle casse dello Stato, che in questo modo ci guadagna due volte: la prima volta perché ha ridotto i trasferimenti agli enti locali. La seconda perché si appropria di risorse riscosse localmente e destinate ad essere per lo più utilizzate in loco. L'ennesimo paradosso tutto italiano.