26 giugno 2019
Aggiornato 18:00
revisione al ribasso

Pil, Bankitalia taglia le stime della crescita: +1,1% nel 2016 e +1,2% nel 2017

Secondo la Banca d'Italia la crescita italiana è spinta dalla domanda interna, ma risente del debole andamento dell'economia mondiale. Alcuni fattori favoriscono l'accelerazione dei consumi, ma persistono i rischi legati al contesto internazionale

ROMA - La Banca d'Italia rivede al ribasso le stime sul Pil italiano. Secondo le Proiezioni macroeconomiche per l'economia italiana, ci sarà una crescita dell'1,1% quest'anno e dell'1,2% nel 2017 e nel 2018. A gennaio invece, nel bollettino economico, si prevedeva un +1,5% per il 2016 e un +1,4% per il 2017. Il peggioramento delle stime «riflette soprattutto un più debole andamento dell'economia mondiale». Nel Def il governo ha indicato un +1,2% per quest'anno e un +1,4% per il prossimo.

La crescita è spinta dalla domanda interna
«La crescita dell'Italia - secondo Bankitalia - sarebbe sospinta soprattutto dalla domanda interna».Nel primo trimestre di quest'anno il Pil è aumentato dello 0,3%, con un lieve rafforzamento rispetto alla fine del 2015, e le più recenti informazioni congiunturali indicano una crescita analoga per il trimestre in corso. Nel triennio 2016-2018, spiega Palazzo Koch, «la domanda interna sarebbe sostenuta dall'accelerazione dei consumi».

L'accelerazione dei consumi
I consumi sarebbero favoriti dal progressivo miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro, dalla ripresa degli investimenti, che beneficerebbe di condizioni finanziarie favorevoli e, per l'anno in corso, degli incentivi alla spesa in beni strumentali introdotti nell'ultima legge di stabilità. Invece, «i principali fattori di incertezza - aggiunge Via Nazionale - che gravano su questo scenario sono di natura globale».

I fattori di rischio per l'economia nazionale
In particolare la prosecuzione della fase di debolezza delle economie emergenti e una ripresa meno intensa di quelle avanzate potrebbero frenare gli scambi internazionali più a lungo di quanto qui prefigurato. Inoltre, un aggravamento delle tensioni geopolitiche potrebbe tradursi in un aumento della volatilità dei mercati finanziari e dei premi per il rischio. «Per contro - conclude Bankitalia - una maggiore crescita delle componenti interne potrebbe essere associata agli interventi delineati nel quadro programmatico presentato nel Def 2016", ma una valutazione dei loro effetti sarà possibile successivamente alla definizione dei dettagli dei singoli provvedimenti.