12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
migliora l'accesso al credito

Bce: il vero problema delle Pmi dell'Eurozona non sono le banche, ma i clienti

L'indagine semestrale della Bce sull'accesso al credito bancario mostra che migliorano i ricavi nell'Eurozona e che ora il vero problema delle Pmi è la difficoltà di trovare clienti. Le condizioni di liquidità variano a macchia di leopardo, ma va meglio alle grandi imprese

Secondo la Bce, il vero problema delle Pmi dell'Eurozona non sono le banche: ma i clienti.
Secondo la Bce, il vero problema delle Pmi dell'Eurozona non sono le banche: ma i clienti. Foto: Shutterstock

ROMA - L'accesso al credito bancario, una volta la maggiore preoccupazione delle Piccole e medie imprese (Pmi) dell'Eurozona, diventa l'ultimo dei pensieri. Preoccupa appena il 10% del campione, in calo di un punto rispetto al precedente sondaggio.

L'indagine semestrale della Bce
Lo dice l'indagine semestrale della Bce sull'accesso al credito alle imprese. Il sondaggio, condotto tra il 10 marzo e il 21 aprile 2016, ha interessato un campione di 11.725 imprese, di cui il 91% con meno di 250. Le domanda coprivano un periodo di riferimento che va dall'ottobre 2015 al marzo 2016. La situazione delle Pmi resta comunque a macchia di leopardo, spiega la Bce, in quanto in alcuni paesi quali Grecia (31%), Italia (13%), Irlanda e Olanda (12%) l'accesso al credito è ancora il loro problema più significativo.

Migliorano i ricavi nell'Eurozona
Al contrario in paesi quali Austria e Germania questa preoccupazione riguarda solo il 6% di queste aziende, in Finlandia l'8%. Migliora per la prima volta anche l'accesso al credito per le micro imprese. Rispetto ai sondaggi precedenti si registra un aumento generalizzato dei ricavi in tutta l'area euro, anche per le micro imprese, sostanzialmente invariata la redditività.

La difficoltà di trovare clienti
Oggi, la maggiore preoccupazione delle Pmi è diventata la «difficoltà a trovare clienti» segno che, nonostante le migliori condizioni dell'offerta di credito, le maggiori difficoltà arrivino dal lato della domanda di beni e servizi che, per la sua debolezza, riduce la propensione delle imprese a ricorrere a nuovi prestiti. Infatti, appena l'1% dichiara un maggiore fabbisogno finanziario nonostante tassi di interesse e costi di negoziazione in calo.

Le condizioni di liquidità
La percentuale delle imprese che invece lamenta una domanda insufficiente sale al 27% dal 25% del precedente sondaggio, tornando sui livelli dell'autunno 2013. Anche qui molto dipende dalla situazione di liquidità (conti correnti, cassa, etc) delle aziende che si presenta a macchia di leopardo. Circa il 40% delle aziende dichiarano livelli di liquidità molto differenti da quelli usuali: sotto il normale il 49% delle Pmi della Grecia, il 23% di quelle francesi, il 19% delle italiane e portoghesi.

Va meglio alle grandi imprese
Al contrario in Germania, Austria e Olanda le imprese dichiarano liquidità superiore al normale.«Nell'Eurozona la situazione finanziaria delle grandi imprese rimane migliore di quella delle piccole e medie», sottolinea la Bce. Tra le grandi imprese che hanno chiesto finanziamenti appena lo 0,5% ha ricevuto un diniego, per le Pmi le risposte negative sono invece state pari all'8%. Differenze anche nel costo dei prestiti, «con il tasso medio caricato sui prestiti delle grandi imprese circa 180 punti più basso di quello pagato dalle Pmi", è scritto nel rapporto.

Il programma di acquisto della BCE delle corporate
Peraltro, a partire da oggi, la Bce avvierà anche il programma di acquisto delle obbligazioni societarie (corporate) , dunque un aumento delle domanda di «carta» corporate che il mercato ha già anticipato facendo abbassare la curva dei rendimenti e, con essa, il costo del credito per le grandi imprese che dovessero decidere di raccogliere denaro con l'emissioni di obbligazioni.