15 aprile 2021
Aggiornato 01:00
Dalla dipendenza energetica a faro dell'autonomia nazionale

Il salasso energetico dell'Italia? Si può tagliare di 66 miliardi

Il percorso della decarbonizzazione dell'Italia potrebbe portarci nel 2050 ad una bolletta energetica che dai 45 miliardi di euro del 2014 scenderà ad appena 9 miliardi, tagliando il salasso energetico verso l'estero di ben 66 miliardi l'anno, sfrondando nel frattempo dell'80% le emissioni di Co2

ROMA - Nel 2050, un sistema energetico nazionale fortemente «decarbonizzato» consentirebbe all'Italia una riduzione dell'80% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 e un risparmio fino a 66 miliardi di euro sulla bolletta energetica. È quanto emerge dal Rapporto «Pathways to deep decarbonization in Italy - 2015» (Percorsi verso la decarbonizzazione profonda in Italia), realizzato dall'Enea in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem) e presentato ieri a Roma.

Il rapporto stima infatti che dagli attuali circa 45 mld di bolletta energetica nazionale, nel 2050 si passerà (come netto tra import ed export) ad un conto di circa 75 mld. In uno scenario che vede un aumento tendenziale dei prezzi delle fonti fossili, un utilizzo sempre maggiore di fonti rinnovabili e di progressivo miglioramento dell'efficienza energetica, si potrebbe arrivare nel 2050 ad un risparmio dell'87% della bolletta energetica, pari a circa 66 mld di euro.

Il rapporto, realizzato per contribuire all'individuazione di misure adeguate alla decarbonizzazione del sistema energetico nazionale entro il 2050 attraverso un percorso multidisciplinare, esplora tre diversi scenari: nel primo è previsto un maggior utilizzo di fonti rinnovabili e tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2 (CCS); il secondo si focalizza sull'efficienza energetica; il terzo è caratterizzato da una limitata disponibilità di tecnologie innovative e fonti alternative.

Nello specifico, il Rapporto individua cinque linee guida strategiche per la transizione verso un'economia low carbon, attraverso una trasformazione radicale del mix di fonti per la produzione di energia elettrica e le modalità di consumo dell'energia.

La prima linea guida strategica per la transizione riguarda la decarbonizzazione della produzione di energia elettrica e cattura e stoccaggio della CO2 (CCS). Una politica energetica così orientata consentirebbe al 2050 di avere un sistema di generazione elettrica alimentato al 93% da fonti rinnovabili, con un taglio del 97% delle emissioni per singolo kWh elettrico, rispetto ai livelli del 2010. Inoltre, con l'applicazione su vasta scala di tecnologie di CCS, l'Italia potrebbe evitare l'immissione in atmosfera di 25 milioni di tonnellate di CO2.

La seconda linea guida individuata dal rapporto Enea-Feem riguarda l'incremento dell'efficienza energetica. Un forte incremento dell'efficienza energetica si traduce in una riduzione dei consumi primari al 2050 tra il 28% e il 39% rispetto ai valori 2010 e in una diminuzione fra il 56% e il 62% dell'intensità energetica (rapporto tra energia impiegata e Pil).

La terza linea guida, si legge nel rapporto, concerne il maggior ricorso a elettricità, fonti rinnovabili e a tecnologie CCS negli usi finali (industria, terziario, trasporti e residenziale). Ad esempio, nel settore dei trasporti sarebbe possibile ridurre del 60% i consumi di fonti fossili, attraverso un maggior ricorso al trasporto pubblico e al trasporto marittimo e ferroviario delle merci rispetto a quello su gomma, oltre a un incremento del mercato dei veicoli elettrici e di quelli alimentati a biocombustibili.

Come quarta linea guida, il rapporto sottolinea l'importanza degli investimenti pubblici e privati nella ricerca in campo energetico, nelle reti infrastrutturali e nelle tecnologie 'trasversali' (ovvero tecnologie che hanno applicazioni in molteplici campi, come ad esempio le nanotecnologie, i processi catalitici e i nuovi materiali) per rendere più efficienti i processi produttivi. Il rapporto si focalizza anche sull'importanza di campagne di formazione e informazione che possano rendere i consumatori sempre più partecipi nella scelta di tecnologie appropriate e politiche condivise.

Ultima linea guida è la cooperazione internazionale della ricerca e coordinamento delle politiche energetiche e ambientali. «In questo modo sarà possibile ridurre il costo macroeconomico della decarbonizzazione, attraverso un coordinamento delle politiche di mitigazione a livello globale e un sforzo maggiore degli investimenti pubblico-privati (PPPs) in innovazione, tecnologie e infrastrutture in Italia. Inoltre, la partecipazione ad un mercato dei permessi di carbonio a livello europeo, interregionale o globale ridurrà notevolmente i costi della decarbonizzazione», affermano i ricercatori Feem.

«Questo rapporto vuole essere un contributo nell'individuazione di misure adeguate alla decarbonizzazione del sistema energetico nazionale entro il 2050 attraverso un percorso multidisciplinare che ha visto intorno allo stesso tavolo esperti e ricercatori di diversi settori e organismi; tutto ciò anche nel quadro della COP21, la 21a Conferenza delle Parti della Convenzione sui Cambiamenti climatici che si terrà a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre», sottolineano in una nota i ricercatori Enea che hanno contribuito al Rapporto.