10 luglio 2020
Aggiornato 21:30
tra un mese abbandonerà il voto capitario

Ubi fa da apripista e si trasforma in Spa

Le novità: tetto al diritto di voto al 5% per 2 anni, Cda più snelli e diritto di recesso a 7,288 euro

MILANO - Tra un mese sarà Ubi la prima popolare ad abbandonare il voto capitario e avviare la trasformazione in Spa. Sabato 10 ottobre si scriverà la prima pagina della nuova storia della banca che sta facendo da apripista agli altri big del settore coinvolti nella riforma varata dal Governo: per quel giorno è stata, infatti, convocata l'assemblea degli azionisti, l'ultima con la forma cooperativa secondo l'equazione una testa un voto, per approvare il passaggio in società per azioni e il nuovo statuto.

Ubi fa da apripista
L'appuntamento per i soci è alle 9.30 presso la Fiera di Brescia. Collegamenti video a distanza saranno disponibili anche con le città di Bergamo, Jesi, Cuneo e Milano. Il numero massimo di deleghe conferibili al singolo socio sarà pari a 10. «L'eventuale mancata assunzione della prospettata deliberazione di trasformazione in società per azioni - spiega l'istituto nella relazione illustrativa all'assemblea, pubblicata sul sito - comporterebbe gravi conseguenze che si rifletterebbero sulla quotazione del titolo, sulla possibilità di proseguire una regolare attività bancaria che potrebbe registrare, in caso di interventi dell'autorità di vigilanza, un'interruzione con ripercussioni sul contesto generale e sul supporto al territorio in termini creditizi; ne deriverebbero altresì rilevanti effetti negativi a livello occupazionale.»

E' previsto il diritto di recesso per i soci
«Un complesso di conseguenze - prosegue ancora Ubi - che segnerebbe in maniera estremamente rilevante l'immagine e la reputazione della banca. Ubi ha deciso di avviare senza indugio il processo di recepimento delle nuove disposizioni normative al fine di assicurare quanto prima stabilità alla banca, anche in una ottica di prudente gestione». La trasformazione in Spa comporta il diritto di recesso per i soci che non approveranno la delibera. Il valore di liquidazione delle azioni oggetto di recesso è stato determinato in 7,288 euro. A tal proposito, si legge nella relazione, Ubi ha fissato un criterio patrimoniale sotto il quale non vuole scendere a seguito di eventuali richieste di recesso: questo è rappresentato dal rispetto di una soglia dell'11,74% per quanto concerne il coefficiente di capitale primario di classe 1 (CET1r) "fully loaded", che in base ai dati attuali sarebbe di circa 350 milioni di euro.

Ubi potrà giocare la partita delle aggregazioni
Così come consentito in via transitoria dalla legge sulla riforma delle popolari, Ubi propone anche l'inserimento di un limite al diritto di voto pari al 5% del capitale sociale per 24 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, ossia sino al 26 marzo 2017. Con la Spa, inoltre, i consigli saranno più snelli: viene fissato in 7 il numero dei componenti del consiglio di gestione e in 15 il numero dei componenti del consiglio di sorveglianza, che (questa la proposta) non potrà più presentare da solo una propria lista per il rinnovo dell'organismo. Una volta chiuso il capitolo Spa, l'istituto guidato da Victor Massiah potrà così giocare da una posizione più forte la partita delle aggregazioni, con il mercato che, in questo momento, scommette sempre più in direzione Verona, puntando sul Banco Popolare. (Fonte askanews)