27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Oil&gas

4 italiani rapiti in Libia, un avvertimento all'ENI?

Quattro connazionali sono stati sequestrati, nei pressi del compound del Cane a sei zampe nella zona di Mellitah da dove parte il gasdotto Greenstream, dal quale importiamo il gas libico e algerino. Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti. L'unità di crisi della Farnesina si è immediatamente attivata per seguire il caso

TRIPOLI – Quattro cittadini italiani sono stati rapiti in Libia, nei pressi del compound dell'Eni nella zona di Mellitah da dove parte il gasdotto Greenstream, dal quale importiamo il gas libico e algerino (il 24% dell'import totale). Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti, che ha confermato la notizia. L'unità di crisi della Farnesina si è immediatamente attivata per seguire il caso ed è in contatto costante con le famiglie dei connazionali e con l'impresa.

BONATTI, RAPITI A MELLITAH - «Al momento siamo in diretto contatto e coordinamento con le autorità e con l'unità di Crisi del ministero degli Esteri Italiano», ha spiegato la Bonatti spa, azienda con sede a Parma. Il sequestro è avvenuto il 19 luglio: «Informiamo che ieri, 19 luglio 2015, si è verificato in Libia nei pressi di Mellitah il rapimento di quattro tecnici italiani dipendenti della nostra società» ha scritto in una nota l'azienda che gestisce alcuni impianti petroliferi nord-africani. «Seguiranno eventuali aggiornamenti» ha proseguito l'azienda che mantiene il riserbo sull'identità dei tecnici rapiti.

GENTILONI, INTELLIGENCE AL LAVORO - Secondo l'agenzia di stampa locale Afrigate i 4 connazionali sarebbero stati catturati ieri sera a Zuaia, città sotto il controllo delle milizie islamiste che appoggiano il governo di Tripoli, a Nord-ovest del Paese nordafricano, «mentre stavano rientrando dalla Tunisia». Per la Farnesina il rapimento è avvenuto nei pressi del compound dell'Eni nella zona di Mellitah (tra Tripoli e il confine con la Tunisia). «Il rapimento è avvenuto ieri sera e nella notte abbiamo avvisato le famiglie», ha riferito il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. «È una zona in cui ci sono anche precedenti al momento dobbiamo attenerci alle informazioni che abbiamo e concentrarci sul lavoro per ottenerne altre sul terreno», ha proseguito il ministro. «Naturalmente - ha osservato - questo conferma le difficoltà della situazione instabile in Libia». Gentiloni ha aggiunto che il governo «sta lavorando con l'intelligence. Dobbiamo concentrare gli sforzi per recuperarli e ci preoccupiamo di essere vicini ai familiari». Quanto ai rapitori, per il titolare degli Esteri: «E' sempre difficile fare previsioni dopo poche ore, capire la natura e i responsabili».

AL JAZEERA, RAPITI DA MILIZIE FILO TOBRUK - Per l'emittente panaraba Al Jazeera i quattro italiani sarebbero nelle mani di un gruppo di uomini armati «appartenenti un esercito tribale» locale ostile alle milizie Fajr Libia che appoggiano il governo di Tripoli. La tv ha citato come sua fonte un militare, secondo il quale i «sequestratori potrebbero trovarsi nella zona di Mellitah» ad est della città di Zwara. Secondo la fonte di al Jazeera, «la zona dove sono stati sequestrati gli italiani è stata teatro negli ultimi mesi di tensioni tra l'esercito delle tribù e le forze di Fajr Libia». Si ritiene che le milizie tribali locali appoggino le forze del generale Khalifah Haftar che è schierato con il governo di Tobruk riconosciuto dalla comunità internazionale.

DA FEBBRAIO DIPENDENTI ENI IN SITI OFFSHORE - A febbraio l'Eni, unica società petrolifera occidentale a operare nel Paese dilaniato da una guerra civile, aveva rassicurato sulla sicurezza dei suoi dipendenti, spiegando che «la presenza di espatriati Eni in Libia è ridotta e limitata ad alcuni siti operativi offshore, garantendo in collaborazione con le risorse locali lo svolgimento regolare delle attività produttive nell'ambito dei massimi standard di sicurezza».