18 giugno 2019
Aggiornato 08:30
Agroalimentare

Anche Slow Food contro il latte in polvere per fare i formaggi

L'Ue vuole che l'Italia rinunci alla propria biodiversità casearia, in nome della libera circolazione delle merci, non importa se di qualità ben peggiore. Un vero e proprio attacco al patrimonio gastronomico, al quale si può rispondere firmando la petizione su Change.org

ROMA - «Il formaggio si fa con il latte!»: anche se per molti suonerà come un'ovvietà, lo slogan coniato da Slow Food non è poi così lontano dalla realtà. Per l'Unione europea infatti l'Italia dovrebbe abolire la sua legge (138 del 1974) che vieta l’uso di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per fare yogurt, caciotte, robiole e mozzarelle. Il Belpaese dovrebbe quindi rinunciare alla propria biodiversità casearia, in nome della libera circolazione delle merci, non importa se di qualità ben peggiore. Un vero e proprio attacco al patrimonio enogastronomico italiano, al quale Slow Food ha deciso di rispondere invitando i cittadini a firmare entro luglio la petizione per «dire NO all’uso del latte in polvere» su Change.org.

UN ATTACCO A ECCELLENZE ITALIANE - Con questa raccolta firme, che in soli 6 giorni ha raccolto più di metà delle 150mila adesioni prefissate come obiettivo, l'associazione vuole mobilitare l’opinione pubblica italiana – consumatori e pastori, contadini e casari, artigiani e chef – sull’ultimo attacco della burocrazia europea alla produzione agroalimentare di qualità del nostro Paese. Slow Food ha spiegato: «Abbiamo tempo fino alla fine di luglio per sostenere il ministro Martina alle Politiche agricole alimentari e forestali, che ha già affermato di voler difendere la legge italiana, e con essa centinaia di piccole produzioni e il patrimonio di latti, mestieri, tecniche, tradizioni e comunità che custodiscono. I prodotti lattiero-caseari con il latte in polvere sono solo l’ultimo tentativo di livellare verso il basso la qualità dei cibi che portiamo sulle nostre tavole, a favore delle grandi aziende interessate più al profitto che non alla biodiversità. Vogliamo davvero assistere all’ennesimo attacco diretto alle vere ricchezze dell’Italia, come il vino con il wine kit e il cioccolato senza burro di cacao? Ogni firma in più ci permetterà di allargare il fronte e far sentire all’Unione europea la voce degli italiani che difendono la loro agricoltura».

LEGGE ITALIANA SIA DA ESEMPIO - Oltre al ministero delle Politiche agricole la petizione è diretta anche alle istituzioni comunitarie (Commissione, Parlamento e Consiglio europei e Direzione Generale Agricoltura e sviluppo rurale) e con essa Slow Food ha auspicato che anche gli altri Paesi europei scelgano la strada della qualità e della sostenibilità, sposando la legge italiana.