17 giugno 2019
Aggiornato 14:30
Gli agricoltori a Roma per protestare contro le multe-latte all'italiana

Fava: «La liberalizzazione? Peggio di adessso non può andare»

Dopo oltre 30 anni di applicazione, il 31 marzo 2015 termina il regime delle quote latte e il settore sarà liberalizzato. In arrivo, però, nuove multe per l'Italia dove l'andamento del mercato «è drogato da comportamenti scorretti che sottopagano il prodotto finito». Ne abbiamo parlato con Giovanni Fava, esponente della Lega Nord e assessore regionale per l'agricoltura della regione Lombardia.

ROMA - Dopo oltre 30 anni di applicazione, il 31 marzo 2015 termina il regime delle quote latte e il settore sarà liberalizzato. In arrivo, però, nuove multe per l'Italia dove l'andamento del mercato «è drogato da comportamenti scorretti che sottopagano il prodotto finito», e gli allevatori che sono costretti a scendere in piazza domani nella Capitale. Ne abbiamo parlato con l'On. Giovanni Fava, esponente della Lega Nord e assessore regionale per l'agricoltura della regione Lombardia.

APPUNTAMENTO IN PIAZZA - L'appuntamento è per domani, il 31 marzo dalle ore 9,30 a Roma in Piazza del Foro di Traiano, dove gli allevatori manifesteranno alla presenza del presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, e del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. I rischi e le opportunità per l'Italia «dall'uscita dalle quote latte, il punto sull'applicazione e il bilancio dei costi per il Paese e per gli allevatori in questi 30 anni, le nuove multe in arrivo nel 2015 e le misure adottate per evitare un passaggio traumatico» saranno al centro dell'iniziativa con il «Dossier sull'attuazione delle quote latte in Italia" nell'ambito di un incontro che si svolgerà a Palazzo Valentini».Ai microfoni di DiariodelWeb.it è intervenuto l'On. Giovanni Fava della Lega Nord:«Finirà un incubo che è durato anche troppo. Il mercato diventerà libero, e penso che non possa peggiorare: perché peggio di così proprio non si può. In questo mercato liberalizzato penso che si dovrebbero concentrare le risorse per pianificare la produzione, non più per inibirla come è stato fatto fino ad oggi.»

CHI PAGA LE MULTE? - E cosa ne è stato delle multe che nelle scorse settimane sono pervenute agli allevatori del nostro paese? Fava ci ha risposto:«E' bene precisare che le multe non arrivano dall'Unione Europea, arrivano dallo stato italiano. E credo che la maggior parte dei soggetti a cui sono pervenute non abbiano al momento la possibilità economica di pagarle. Perciò credo che sarà l'ennesima iniziativa velleitaria, che porterà alla chiusura di qualche azienda e nessun beneficio alle casse dello stato. Comunque, nonostante i dati alterati che sono in circolazione, le contestazioni di cui si parla superano di poco il miliardo di euro. Colpiscono quelle aziende, un migliaio circa, che hanno perso i ricorsi in passato: in alcuni casi si tratta di situazioni vecchissime, risalenti agli anni Novanta. Si tratta di sanzioni commissionate a dei soggetti che non detenevano la possibilità di produrre latte, ma che hanno continuato a farlo comunque. Le cose stanno così: l'Ue aveva segnalato un'anomalia (per capirci, noi in Europa non contiamo più nulla!) ed eccepito sul fatto che in Italia una parte di queste sanzioni sia stata messa a carico del sistema, piuttosto che attribuirla direttamente agli individui responsabili. Perciò a invitato lo stato italiano a recuperare quanto aveva già perso o pagato. E' lo stato italiano ad aver spedito le multe, non Bruxelles, per questo sottolineavo innanzi che le sue casse resteranno vuote.»

LEGA NORD: GLI ALLEVATORI POSSONO TIRARE UN SOSPIRO DI SOLLIEVO - «L'Unione Europea ha intimato ai privati – cioè agli allevatori italiani – di provvedere al pagamento dei debiti che avevano nei confronti dello stato medesimo. Vale la pena sottolineare e chiarire che sono soldi che vanno – o dovrebbero andare se fossero pagate le cartelle - allo stato italiano, e non all'Europa.», ha chiarito definitivamente Fava. Abbiamo chiesto ancora all'assessore se la Lega Nord è soddisfatta di questo cambiamento così importante, e se gli allevatori italiani potranno tirare finalmente un sospiro di sollievo:«Secondo me sì. O meglio, gli allevatori «veri» sì, gli altri che hanno lucrato sulla carta no. Chi in questi anni ha venduto o anche affittato quote di produzione di latte in maniera illecita qualche danno ce l'avrà: infatti c'è già qualche organizzazione che in questo senso ha palesato il proprio disappunto. Diciamo che con la «carta», negli ultimi tempi, si è guadagnato di più che con il latte... chi ha fatto economie «di carta» non è contento. Gli altri credo proprio che possano tirare un sospiro di sollievo.»