23 ottobre 2021
Aggiornato 01:00
M5s e Fi all'attacco

Zingales lascia l'ENI, Gasparri annuncia battaglia

Il consigliere indipendente e componente del comitato controllo e rischio e del comitato nomine del consiglio di amministrazione, si è dimesso dal cda del Cane a sei zampe «per non riconciliabili differenze di opinione sul ruolo del consiglio nella gestione della società». Secondo molti la scelta è legata alla nomina dell'ex viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli

ROMA - Luigi Zingales, consigliere indipendente e componente del comitato controllo e rischio e del comitato nomine del consiglio di amministrazione di Eni, si è dimesso dal cda del Cane a sei zampe «per non riconciliabili differenze di opinione sul ruolo del consiglio nella gestione della società». Il colosso energetico ha annunciato che «procederà alla sostituzione del Consigliere dimissionario ai sensi di legge».

DA TELECOM A ENI - Eletto nel maggio 2014, su nomina del ministero dell'Economia (che detiene il 4,34% del capitale per il tramite della partecipata Cassa depositi e prestiti), aveva risposto alle critiche di chi sottolineava il fatto che non era un esperto di energia e petrolchimico spiegando che «scegliendo me, come indipendente nominato dalla lista di maggioranza, penso che il governo voglia dare un segnale chiaro di come intende gestire l'Eni: in modo trasparente e senza interferenze politiche. Sui principi non mi presto a compromessi. Credo di averlo dimostrato finora e mi impegno a continuare a farlo, anche in Eni». Prima di approdare al Cane a sei zampe infatti Zingales era stato membro indipendente del cda di Telecom (2007-2014), distinguendosi per le battaglie in difesa delle ragioni degli azionisti di minoranza.

LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE IL VASO - Secondo diversi osservatori la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza di Zingales, già in rotta con l'amministratore delegato Claudio Descalzi per le inchieste per la presunta corruzione internazionale perpetrata da Eni in Nigeria, è stata la nomina dell'ex viceministro degli Esteri, Lapo Pistelli, alla guida dell'unità di stakeholder relations for business development support, a supporto del business di Eni in relazione alle attività internazionali. Per il Cane a sei zampe, con il suo arrivo Pistelli porterà «un significativo valore aggiunto», in quanto ha maturato «conoscenza e sensibilità» in relazione «ad aree chiave per il business della società e caratterizzate da complessità geopolitiche, come Africa e Medioriente».

GASPARRI, SCANDALO PISTELLI - La scelta di Pistelli non è piaciuta ai partiti di opposizione, Forza Italia e Movimento 5 stelle in testa. Il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri (Fi) ha annunciato di aver costituito un «Osservatorio Eni per vigilare su un gruppo travolto da scandali e instabilità. Ringrazio i dirigenti e i dipendenti che stanno fornendo notizie, valutazioni e documenti che potranno alimentare le denunce che ho già fatto a Consob, Procura e Corte dei Conti sulla scandalo Pistelli». Per Gasparri si è trattato di una «procedura illegale» e Pistelli «farebbe bene a rinunciare a questa nomina contraria alla legge». Secondo l'esponente di Fi: «L'avvento di Pistelli esponente del Pd ha causato le dimissioni dal cda dell'Eni di Zingales, economista indipendente di fama internazionale. Lo scandalo quindi si allarga, in un gruppo già al centro di indagini per corruzione internazionale. Sto raccogliendo elementi anche sulle pressioni politiche che hanno portato ad un parere dell'Antitrust sulla scandalo Pistelli chiaramente in contrasto con la legge».

M5S, PISTELLI INCOMPATIBILE - Il M5s invece, con una interrogazione al premier a prima firma di Daniele Del Grosso, ha sottolineato l'incoerenza di Pistelli co-firmatario di due proposte di legge: «La n. 2668 (Veltroni e altri), recante norme per la prevenzione delle situazioni di conflitto di interessi dei titolari di cariche di governo e per l'accesso alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza; e la n. 3700 (Lenzi e altri) recante disposizioni in materia di ineleggibilità e di incompatibilità tra il mandato parlamentare, gli incarichi di governo e cariche di amministratore locale». Oltre a ciò i pentastellati hanno ricordato che la cosiddetta legge Frattini (215/2014) ha introdotto l'incompatibilità, per dodici mesi, per i titolari di cariche di governo ad assumere incarichi in enti di diritto pubblico, anche economici, nonché in società aventi fine di lucro che operino in settori connessi con la carica ricoperta. Ciò nonostante l'Antitrust ha espresso parere favorevole sulla nomina di Pustelli all'Eni «in quanto non sembra esserci evidenza di rapporti giuridici ed economici costituiti nell'ambito delle attribuzioni svolte dal richiedente con le società del gruppo Eni nel periodo in cui è stato svolto l'incarico di governo». Secondo i grillini però tale parere favorevole sembra essere «molto equivoco e fa sorgere dubbi su un possibile conflitto di interessi. Infatti, il citato Pistelli aveva deleghe di Governo proprio sulle politiche ambientali ed energetiche, quindi su temi connessi all'attività dell'Eni».