25 febbraio 2020
Aggiornato 14:00
Il futuro dell'UE è nelle mani di Atene

I greci voteranno «No»

In attesa del referendum del 5 luglio, che determinerà il destino dell'Ue, alcuni dei maggiori economisti del nostro tempo lanciano un appello in favore di Alexis Tsipras. Ecco cosa - e perché - voterà il popolo greco

ROMA – Alexis Tsipras ha inviato la scorsa notte una lettera ai suoi creditori, per informarli del fatto che la Repubblica ellenica si dice pronta ad accettare l’accordo proposto da Bruxelles, cedendo su una serie di condizioni come l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile. C’è grande fibrillazione sui mercati, perché da questa settimana dipenderà il futuro dell’Unione Europea.

La mossa a sorpresa di Tsipras potrebbe diventare un boomerang
Atene, dunque, è disposta ad accettare l’intero impianto di riforma dell’Iva (salvo uno sconto del 30% per quanto riguarda le sole isole greche) e del sistema pensionistico, portando l’età pensionabile a 67 anni dal prossimo ottobre. Così prosegue la partita europea, e ancora una volta i leader politici si comportano come abili giocatori di poker. Tsipras sorprese tutti quando, venerdì scorso a mezzanotte, comunicò ai media la decisione di indire un referendum popolare per il 5 luglio, demandando ai greci la scelta – la responsabilità – di scegliere il proprio destino. Oggi, invece, apre di nuovo ai suoi creditori, affermando di essere pronto a un compromesso. Ma la risposta tedesca non si è fatta attendere: «Nessun negoziato sui nuovi aiuti prima di conoscere il risultato del referendum», ha annunciato sibillina la Cancelliera Angela Merkel.

Perché ai tedeschi conviene aspettare
Già, perché alla Germania conviene enormemente aspettare: se vincerà il «sì», il governo di Alexis Tsipras cadrà e i tedeschi – senza colpo ferire – si saranno liberati dell’unico avversario scomodo che oggi abbia il coraggio di opporsi ai diktat della troika. Se vincerà il «no», la Grecia uscirà dall’Eurozona – dando una lezione di democrazia a tutto il continente, ma facendo il gioco dei «falchi» che vogliono il Grexit – e Wolfgang Schauble sarà il primo ad esultare. Le banche tedesche, d’altronde, non sono più esposte nei confronti della Grecia, perciò tanto vale – per la presunta locomotiva d’Europa - liberarsi della «zavorra» dell’Ue. E, soprattutto, dare una lezione a chi ha osato sfidare Bruxelles, per evitare che si diffonda anche altrove il virus dell’insubordinazione. Tutto dipenderà dall’esito del referendum, e il risultato non è scontato.

L’appello dei premi Nobel dell’economia
Degno di nota è l’appello di alcuni famosi economisti, appartenenti tutti – d’obbligo la precisazione – alla corrente neokeynesiana: Thomas Piketty, Paul Krugman e Joseph Stiglitz in primis. Questi famosi economisti chiedono ai greci di votare «no» «perché le misure di austerità hanno mostrato di essere fallimentari e continueranno ad esserlo; ma soprattutto perché votando per la troika abbandonerebbero definitivamente ogni pretesa di indipendenza».La scelta è tra la resistenza all'austerità, la lotta per la libertà e la democrazia dei popoli e l'eterna depressione economica. Questa non è più (se mai lo sia stata) l’Europa dei popoli: è l’Europa dell’euro, dei mercati, delle banche, delle lobby. Lo spirito comunitario dei padri fondatori è morto e sepolto con loro. Atene, oggi, è l’unica speranza di cambiamento. E ai greci è stata affidata una grande responsabilità.    

Cosa voteranno i greci?
Il Grexit potrebbe determinare de facto la fine dell’euro, perché il rischio che si verifichi un effetto domino è elevato. E la prospettiva del default sarebbe anche peggio per la Repubblica ellenica. Atene ha un margine di manovra molto limitato: priva di un settore industriale, senza prospettive di sviluppo per l’export, con i conti in rosso e l’economia massacrata dall’austerity l’unica chance di sopravvivenza sono ancora una volta gli aiuti europei. Il popolo greco, però, non è disposto ad abbassare la testa ed è caratterizzato da un forte orgoglio nazionale. Il consenso intorno al premier è ancora compatto e piuttosto alto, nonostante la campagna mediatica del terrore intrapresa dai media internazionali. E’ perciò molto probabile che i greci voteranno «no»: dando una lezione di libertà e democrazia all’intero continente.