20 febbraio 2020
Aggiornato 11:00
Energia

Sulle scorie nucleari dopo le elezioni si aspettano le ferie

La Sogin ha consegnato all'Ispra la mappa aggiornata delle aree potenzialmente idonee ad accogliere il deposito nazionale dei rifiuti atomici, ma per la pubblicazione non è stata fissata una data e si dovrà attendere almeno fino a inizio luglio

ROMA – Dopo le elezioni si aspettano le ferie per far conoscere agli italiani la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito unico delle scorie nucleari, che secondo alcuni dovrebbe sorgere tra Puglia, Lazio, Toscana, Veneto, Basilicata e Marche.

LA MAPPA PUBBLICA DA LUGLIO - Ieri infatti la Sogin, società statale incaricata dello smantellamento delle centrali nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi, ha consegnato all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) la mappa aggiornata, dopo che il 16 aprile scorso i ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente avevano chiesto di fare alcuni approfondimenti. L'Ispra ha confermato di aver ricevuto il materiale, ma non ha fornito una data entro la quale consegnerà ai due dicasteri le migliaia di pagine su cui si è lavorato per mesi. Secondo l'Ansa, i due ministeri autorizzeranno la Sogin a pubblicare la Cnapi non prima di inizio luglio.

I CRITERI DA VERIFICARE - L'Ispra ora dovrà verificare che i siti idonei ad accogliere il deposito delle scorie radioattive rispettino i 15 parametri fissati nella Guida tecnica per la localizzazione, che ha escluso le aree vulcaniche, sismiche, a rischio idrogeologico, le zone che ospitano infrastrutture strategiche, coltivazioni biologiche, impianti energetici, lungo le quali scorrono fiumi o che si trovano ad avere una pendenza superiore al 10 per cento, una distanza dal mare inferiore ai 5 chilometri o a più di 700 metri d'altezza. Non sono ritenute adatte nemmeno le aree a distanza inferiore di un chilometro da autostrade e strade extraurbane principali e ferrovie.

COME SI DECIDERA' IL SITO - Una volta che la mappa sarà finalmente resa pubblica, si aprirà una fase di consultazione della durata di quattro mesi, alla quale parteciperanno le regioni e gli enti locali interessati, i rappresentanti dei cittadini e la comunità scientificasettembre-ottobre di quest'anno si terrà il seminario nazionale indetto da Sogin sull'argomento dopo il quale sarà redatta la Carta delle aree idonee (Cnai), che comprenderà quelle realtà locali che avranno proposto la propria candidatura ad accogliere il deposito. Fra queste il ministero dello Sviluppo individuerà quella più adatta, di concerto con il dicastero dell'Ambiente e dell'Ispra. Solo nel caso in cui non si dovesse registrare il necessario consenso su un particolare sito verrà istituito un comitato interministeriale che sarà chiamato a individuare la zona idonea.

IL DEPOSITO - La Sogin ha previsto un investimento pari a 1,5 miliardi di euro per realizzare il deposito nazionale (650 per il deposito, 700 per le infrastrutture collegate e 150 per il centro di ricerca annesso), dove saranno impiegate circa 1500 persone all'anno per quattro anni. Una volta completato invece, la società pensa entra il 2024, il deposito creerà 700 posti di lavoro. Il comune che ospiterà il sito riceverà circa 150 milioni di euro l'anno per l'occupazione del suolo, circa 150 ettari, di cui 20 destinati effettivamente allo stoccaggio del materiale radioattivo mentre sugli altri 130 sorgerà il parco tecnologico, le strutture di servizio e le zone di rispetto. Nel deposito nazionale le scorie saranno trattate, condizionate e inserite in fusti di metallo. I fusti saranno collocati in contenitori di cemento posizionati in celle impermeabili, che saranno ricoperte di argilla.