22 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Esclusa la Sardegna

Ecco dove finiranno i rifiuti atomici italiani

Secondo il fattoquotidiano.it, che ha sentito alcuni esperti del ministero dell’Ambiente e della Sogin, le scorie nucleari italiane andranno a finire tra Puglia, Lazio, Toscana, Veneto, Basilicata e Marche. Il 16 giugno sarà finalmente resa pubblica la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il sito

ROMA - Puglia, Lazio, Toscana, Veneto, Basilicata e Marche: queste le Regioni «in pole position» per accogliere il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Lo ha scritto il fattoquotidiano.it, che ha sentito alcuni esperti del ministero dell’Ambiente e della Sogin, la società gestione impianti nucleari che ha il compito di smantellare il parco atomico italiano e gestire le scorie nucleari del nostro Paese.

ESCLUSA LA SARDEGNA - L'indiscrezione è arrivata una settimana prima che i ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente rendano finalmente pubblica la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito. Il documento top-secret avrebbe già dovuto essere pubblicato per metà aprile, ma che è stato tenuto nel cassetto per non «disturbare» le elezioni amministrative secondo alcuni fra cui il Movimento 5 stelle, mentre per i due dicasteri si è scelto di aspettare «per avere tutti gli elementi necessari ad esprimere il nulla osta sulla Carta delle aree che nei mesi scorsi era stata esaminata anche dall'Istituto superiore per la protezione ambientale». In precedenza l'ex governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, aveva paventato l'ipotesi che il deposito potesse sorgere nel Lazio o in Sardegna. Per quanto riguarda la Regione isolana era intervenuto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, che il 20 aprile aveva dichiarato: «La Sardegna può star tranquilla», sottolinenando il fatto che nessuna decisione era stata presa a riguardo.

COME SI DECIDERA' IL SITO - Il nodo sarà sciolto il prossimo 16 giugno, quando si potrà consultare la Cnapi. Per ora si sa che l'area che dovrà ospitare il deposito nazionale unico delle scorie nucleari (circa 90mila metri cubi di materiale radioattivo, 75mila a bassa/media attività, 15mila ad alta) e il parco tecnologico annesso non potrà essere vicina a fonti idriche, infrastrutture strategiche, zone sismiche e/o vulcaniche, coltivazioni biologiche, impianti energetici, zone a rischio idrogeologico o che siano densamente abitate. Una volta che i cittadini conosceranno la mappa, si aprirà una fase di consultazione pubblica della durata di quattro mesi, alla quale parteciperanno le regioni e gli enti locali interessati, i rappresentanti dei cittadini e la comunità scientificasettembre-ottobre di quest'anno si terrà il seminario nazionale indetto da Sogin sull'argomento dopo il quale sarà redatta la Carta delle aree idonee (Cnai), che comprenderà quelle realtà locali che avranno proposto la propria candidatura ad accogliere il deposito. Fra queste il ministero dello Sviluppo individuerà quella più adatta, di concerto con il dicastero dell'Ambiente edell'Ispra. Solo nel caso in cui non si dovesse registrare il necessario consenso su un particolare sito verrà istituito un comitato interministeriale che sarà chiamato a individuare la zona idonea.

1,5 MILIARDI DI INVESTIMENTO - La Sogin ha previsto un investimento pari a 1,5 miliardi di euro per realizzare il deposito nazionale (650 per il deposito, 700 per le infrastrutture collegate e 150 per il centro di ricerca annesso), dove saranno impiegate circa 1500 persone all'anno per quattro anni. Una volta completato invece, la società pensa entra il 2024, il deposito creerà 700 posti di lavoro. Il comune che ospiterà il sito riceverà circa 150 milioni di euro l'anno per l'occupazione del suolo, circa 150 ettari, di cui 20 destinati effettivamente allo stoccaggio del materiale radioattivo mentre sugli altri 130 sorgerà il parco tecnologico, le strutture di servizio e le zone di rispetto. Nel deposito nazionale le scorie saranno trattate, condizionate e inserite in fusti di metallo. I fusti saranno collocati in contenitori di cemento posizionati in celle impermeabili, che saranno ricoperte di argilla.