5 dicembre 2019
Aggiornato 23:30
Intanto continuano i ricorsi al Tar sul progetto di Zaule

La Croazia costruirà un rigassificatore a Krk

A metà 2016 partiranno i lavori per la realizzazione di un impianto per trattare il Gnl, sull'isola croata nell'Adriatico settentrionale. Il cantiere dovrebbe terminare nel 2019, anno in cui è prevista la piena operatività del terminal. Secondo i media locali servirà principalmente agli Usa per esportare il proprio gas liquido, così da scalzare il primato russo.

ZAGABRIA – A metà 2016 partiranno i lavori per la realizzazione di un rigassificatore per il Gas naturale liquido (Gnl), sull'isola croata di Krk, nell'Adriatico settentrionale. Il cantiere dovrebbe terminare nel 2019, anno in cui è prevista la piena operatività del terminal.

PROGETTO STRATEGICO PER SICUREZZA UE - L'annuncio è stato dato da Mladen Antunovic, il presidente della società pubblica Gnl Croazia, nata dalla collaborazione di altre due compagnie di Stato, la Hep, che si occuperà di produrre e distribuire energia elettrica e la Plinacro, che seguirà la distribuzione del metano.Antunovic ha dichiarato: «Il rigassificatore nel nord Adriatico è diventato uno dei progetti strategici europei, si trova sulla lista della Commissione europea e la sua importanza è stata ulteriormente sottolineata nella strategia per la sicurezza energetica europea, dove si trovano in tutto solamente altri 33 progetti simili».

UNA STRATEGIA AMERICANA ANTI-RUSSA? - Stando ai media di Zagabria, il progetto del rigassificatore ha conosciuto una forte accelerazione in questi ultimi mesi, dopo che Stati uniti ed Unione europea hanno fatto pressioni sulle autorità croate perché portasse avanti l'iniziativa, in chiave anti russa. Solo grazie ai rigassificatori infatti gli Usa potranno esportare nel Vecchio Continente il proprio Gnl, come ha annunciato nelle scorse settimane il segretario dell'Energia americano, Ernest Moniz. Con questa mossa gli Stati uniti hanno intenzione di spodestare il primato di Mosca, che a oggi sta fornendo all'Europa circa il 30 per cento del suo fabbisogno di gas, principalmente attraverso il «rubinetto ucraino» e in futuro attraverso il gasdotto Turkish stream. Secondo i giornali croati al progetto di rigassificatore di Krk starebbero partecipando esperti inviati dall'amministrazione Obama, e Bruxelles potrebbe valutare di finanziare parte dell'opera attraverso i fondi Ue per lo sviluppo. Inoltre non si dovrebbe trattare di un'infrastruttura pubblica, ma totalmente privata. Le autorità di Zagabria seguirebbero solo le pratiche burocratiche ed ambientali, mentre l'effettiva realizzazione dell'impianto sarebbe portata avanti da investitori privati. Nel progetto attuale sono previsti due terminal per lo stoccaggio di sei miliardi di metri cubi di gas, che potrebbero essere ridotti a un solo terminal.

IL PROGETTO CONCORRENTE A TRIESTE - Intanto in Italia sta continuando l'opposizione delle amministrazioni pubbliche alla realizzazione del rigassificatore di Zaule, nel porto di Trieste, che nel caso venisse costruito si troverebbe a concorrere con quello croato situato poche decine di chilometri. A inizio maggio la Provincia di Trieste ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il parere del ministero dell'Ambiente dove è stata ha ritirata la sospensione al piano di Valutazione impatto ambientale (Via), avviata nel 2013 per presunta incompatibilità con i piani di sviluppo del porto di Trieste. Ricorsi simili sono stati avanzati anche dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dai comuni di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle. Anche all'estero non era piaciuta l'idea che l'Italia potesse riavviare le procedure per il rigassificatore, con la Slovenia che a marzo aveva protestato ufficialmente per non essere stata coinvolta riguardo gli effetti ambientali transfrontalieri dell'opera.