5 dicembre 2019
Aggiornato 18:01
La Cisl lancia l'allarme: la disoccupazione sale al 42,6%

La robotica minaccia l'occupazione

Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha reso noto stamani che la crescita del tasso di disoccupazione femminile e giovanile è salito in Italia al 42,6%. Ma la crisi economica non è l'unica causa del problema: la robotica e l'automazione dei processi produttivi minacciano milioni di posti di lavoro. Ecco perché e a cosa andiamo incontro.

ROMA - Il segretario generale della Cisl, Annamaria Furlan, ha reso noto stamani che la crescita del tasso di disoccupazione femminile e giovanile è salito in Italia al 42,6%. Ma la crisi economica non è l'unica causa del problema: la robotica e l'automazione dei processi produttivi minacciano milioni di posti di lavoro. Ecco perché.

OCCUPAZIONE VS AUTOMAZIONELa disoccupazione, che in Italia coinvolge in questo momento il 42,6% dei giovani e delle donne della penisola, è una piaga sociale che rischia di compromettere drammaticamente l'economia reale di un paese. Accanto ai fattori congiunturali (come quello della crisi) che hanno determinato l'incremento della disoccupazione, coesistono però fattori strutturali ai quali guardare con attenzione e lungimiranza, perché in futuro potranno incidere maggiormente sullo status quo: il lavoro, infatti, non solo è un valore costituzionalmente garantito e fondante della società, ma è anche in costante evoluzione e sottoposto a mutazioni significative nel tempo. Oggi, nel bel mezzo di quella che chiamano la nuova rivoluzione industriale, i posti di lavoro sono minacciati da alcune variabili che sono intervenute nel nostro sistema economico: in primis la robotica e l'automazione dei processi produttivi. Quello che si sta verificando negli ultimi tempi, con un'accelerazione vertiginosa (e spiegheremo perché) in realtà era già stato predetto da John Maynard Keynes ai primi del Novecento, il quale coniò il termine «disoccupazione tecnologica» per definire il fatto che «la scoperta dei mezzi per ridurre l'uso di manodopera procede più rapidamente della scoperta medesima dei nuovi impieghi per la manodopera». Prima di Keynes, perfino Marx aveva predetto un futuro tragicamente simile.

COSA STA ACCADENDO – Alla base di tutto ciò, c'è la legge di Moore. O, meglio, l'estrapolazione di un'osservazione di Gordon Moore (uno dei fondatori della Intel, la famosa azienda produttrice di microchip). Già negli anni Sessanta, costui si rese conto che la velocità con cui cresceva la potenza dei processori al silicio superava di gran lunga il ritmo con cui crescevano i prezzi nel mercato del pc. La sua constatazione portò alla formulazione della teoria per cui la potenza dei processori raddoppia (o il loro prezzo si dimezza) ogni 18 mesi. Numeri da capogiro. Ma cosa ha a che fare questo con l'aumento della disoccupazione? Proprio la potenza dei computer, e l'introduzione della robotica, stanno modificando molti settori in cui prima l'attività umana era predominante o indispensabile. Le «macchine intelligenti» stanno rimpiazzando molte professioni o lo faranno a breve, e c'è già chi teme che – in un futuro non troppo lontano – la ricchezza sarà nelle mani di chi può controllare la robotica e interagire meglio con essa, mentre il destino degli altri diventerà sempre più precario. Fantascienza? Non del tutto, se anche nelle faccende domestiche la tradizionale colf ha già lasciato il posto alla più tecnologica domotica.

VERSO UN FUTURO SEMPRE PIU' ROBOTIZZATO - Nel 1983, il premio Nobel per l'economia, Wassily Leontief, dichiarò che «l'importanza degli esseri umani come fattore di produzione è destinata a diminuire come quella dei cavalli nell'agricoltura, che sono stati eliminati con l'introduzione dei trattori». Ma il fenomeno della sostituzione degli uomini in carne e ossa con le macchine intelligenti non riguarda solo i lavori manuali: si pensi a Google, che ogni giorno viene utilizzato anche per tradurre testi da una lingua all'altra. Gli impieghi della robotica sono potenzialmente infiniti. Siamo dunque destinati a essere sostituiti in tutto e per tutto dai robot? Negli ultimi vent'anni è scomparso il 47% dei posti di lavoro, ma non è detto che il nostro destino sia segnato. Da un lato è un'ottima cosa che alcuni lavori umani degradanti o pericolosi possano essere svolti dalle macchine (si pensi a chi lavora nelle miniere, per esempio) e che siano riservati agli uomini quelli più dignitosi, remunerativi e sicuri per la salute. Dall'altro sarà però necessario convertire il nostro modo di lavorare (e di vivere) alla luce delle trasformazioni tecnologiche in atto.