20 aprile 2021
Aggiornato 10:00
Dovrà spendere 1 miliardo per collegarsi all'infrastruttura

SNAM vuole entrare nell'azionariato Tap

L'amministratore delegato del gruppo, Carlo Malacarne, ha spiegato che l'azienda ha «allineato gli investimenti ai tempi indicati per l'operatività del gasdotto che sono il 2020-2021» ma per comprare quote del gasdotto ha la necessità che vengano chiarite le modalità dei contratti di vendita del gas.

ROMA - Snam Rete Gas «potrebbe essere interessata a valutare un ingresso nell'azionariato di Tap (il gasdotto che collegherà l'Azerbaijan alla Puglia, ndr), ma prima è necessario avere chiarezza sui criteri di gestione». Lo ha detto l'amministratore delegato del gruppo, Carlo Malacarne, durante la presentazione del piano industriale 2015-2018. Tap Ag, contattata dal DiariodelWeb.it non ha voluto rilasciare nessun commento a riguardo.

GLI INVESTIMENTI SNAM IN VISTA DI TAP - Nel piano quadriennale infatti Snam ha spiegato che investirà 3,1 miliardi di euro nel settore trasporto e rigassificazione. Si realizzerà un gasdotto in Pianura Padana (la Dorsale adriatica) per servire meglio il Settentrione e per esportare più facilmente verso il Nord Europa, soprattutto in vista dell'approdo in Puglia del gasdotto. Sempre in previsione di Tap, Snam ha spiegato di voler investire altri 1,7 miliardi dopo il 2018 per il completamento di progetti di sviluppo nel Sud Italia. Per potenziare la Dorsale adriatica, secondo Giuseppe Rebuzzini, analista della società d’investimenti Fidentiis, Snam dovrà spendere «circa 1 miliardo di euro». Dall'investimento però, ha stimato il ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), Matteo Verda, la controllata statale dovrebbe incassare 150 milioni di euro ogni anno per 8 miliardi di metri cubi di gas esportati dai suoi tubi verso il Nord Europa.

SNAM, SERVONO REGOLE CHIARE - Tornando alle dichiarazioni di Malacarne, l'ad di Snam ha spiegato che l'azienda ha «allineato gli investimenti ai tempi indicati per l'operatività del gasdotto che sono il 2020-2021» ma per entrare nell'azionariato del gasdotto ha la necessità che vengano chiarite le modalità dei contratti di vendita del gas, perché Snam è un operatore infrastrutturale. «Siamo un operatore infrastrutturale puro completamente regolato. Occorre capire come sarà gestito, se con contratti ship or pay (il compratore paga in base alla capacità di trasporto dell'infrastruttura, non in base alle quantità consegnate, ndr) o con le regole dell'unbundling (separare il fornitore dal distributore, ndr), potremmo anche essere interessati se ci saranno regole chiare e idonee per un operatore infrastrutturale», le parole di Malacarne, che ha concluso sul punto: «Oggi non posso avere come ritorno degli investimenti il rischio dell'importazione del gas perchè non è il mio business». Snam comunque un piede nella porta di Tap lo ha già: lo scorso ottobre il gruppo belga Fluxys, che con Snam ha avviato diverse partnership, è diventata azionista del gasdotto, con il 19 per cento delle quote. Le altre azioni sono in mano alla British Petroleum (Bp, 20%), Socar (società di Stato azera, 20%), Statoil (società di Stato norvegese, 20%), Enagas (spagnola, 16%), e Axpo (società di Stato svizzera, 5%).

TAR RESPINGE RICORSO PUGLIA CONTRO TAP - Intanto ieri, poche ore prima delle dichiarazioni dell'ad di Snam, Tap Ag ha fatto sapere che il Tar del Lazio (terza sezione) ha respinto il ricorso presentato dalla Regione Puglia contro il ministero dell'Ambiente per sottoporre il progetto di gasdotto alla direttiva comunitaria «di Seveso» per l'identificazione dei siti a rischio (82/501/Cee, recepita in Italia con il Dpr 17 maggio 1988, numero 175). Il dicastero aveva già ritenuto di non dover applicare tale direttiva, perché supearta la prescrizione dell'articolo 13 del decreto ministeriale di compatibilità ambientale (dm 223/2014).