19 gennaio 2020
Aggiornato 22:00
Politica monetaria

Troppi euro in cassa, la Svizzera si sgancia dalla moneta unica

La Banca nazionale di Berna ha comunicato di aver abbandonato il cambio fisso minimo sulla propria valuta, lasciando fluttuare liberamente la divisa elvetica. Crolla la Borsa di Zurigo e il franco svizzero si apprezza fino al 15% sul dollaro e al 30% sulla divisa del Vecchio continente

BERNA – Il Franco svizzero non è più «agganciato» all'euro. Lo ha deciso la Banca nazionale di Berna che comunicato di aver abbandonato il cambio fisso minimo della moneta unica sulla propria valuta (1,20) lasciando fluttuare liberamente la divisa elvetica. Inoltre le autorità monetarie svizzere hanno ulteriormente tagliato i tassi di riferimento sui depositi che erano già a livelli negativi, al meno 0,75 per cento, e sul Libor a tre mesi.

PERCHÈ IL FRANCO SEGUIVA L'EURO - La Banca centrale elvetica ha motivato il gesto, che ha colto di sorpresa i mercati, spiegando che «l'introduzione della soglia minima ha avuto luogo in un periodo di estrema sopravvalutazione del franco e di forte inquietudine sui mercati finanziari». Era il 2011 e ci si trovava nell'occhio del ciclone della crisi del debito che ha colpito molti dei Paesi aderenti all'euro. I capitali in fuga dalle emissioni degli Stati europei più colpiti (Italia, Grecia Portogallo e Irlanda) avevano cercato «protezione» in beni rifugio come appunto il franco svizzero, che di conseguenza aveva preso ad apprezzarsi molto (arrivando anche a quota 1,04 sul dollaro) causando seri problemi agli esportatori svizzeri. Per questo motivo quindi Berna aveva deciso di porre un freno alla volatilità della sua valuta, comunicando che avrebbe difeso il cambio con l'euro a quota 1,20 (nel caso di una discesa la Banca centrale avrebbe acquistato euro).

BASTA EURO, MEGLIO I DOLLARI - Oggi però di euro in cassa la Svizzera ne ha troppi (ne ha centinaia di miliardi, pagati con valuta nazionale), primo motivo per cui ha deciso di liberarsi dal vincolo, e quelli che ha stanno crollando nel confronto con il dollaro. Ha scritto infatti la Banca centrale svizzera: «Le disparità tra le politiche monetarie condotte nelle principali zone monetarie sono fortemente aumentate in questi ultimi tempi e potrebbero ancora accentuarsi. L'euro si è molto indebolito rispetto al dollaro americano, ciò che ha condotto ugualmente a un deprezzamento del franco rispetto al dollaro. In questo contesto, la Banca nazionale è giunta alla conclusione che non è più giustificato mantenere la soglia minima». Con questa mossa quindi la Svizzera spera di diventare più attrattiva per chi investe o spende con «il biglietto verde», così da bilanciare l'eccessiva «forza» del franco con un dollaro svalutato e di rendersi meno dipendente dalle sorti dell'Ue.

I CONTRACCOLPI SUL MERCATO VALUTARIO - Se l'operazione doveva quindi favorire l'export svizzero, la reazione dei mercati è stata diametralmente opposta. Sulla Borsa di Zurigo si è scatenata una vera e propria corsa alle vendite, con l'indice che è arrivato a perdere il 12% (chiudendo a- 8,88% e affossando i titoli dei principali esportatori del Paese), e una speculare ondata di acquisti sui titoli di stato elvetici, che ha portato i valori delle emissioni decennali a valori negativi (-0,014%). Il franco si è apprezzato di oltre il 30% sull'euro a quota 0,8636 (la parità che non era mai stata infranta al ribasso). Un valore che corrisponde alla metà esatta del rapporto di cambio sul franco con cui era stato lanciato l'euro nel 1999, pari a 1,6 e con un massimo a 1,6792 nell'ottobre del 2007. Poi la situazione è tornata verso la normalità con la valuta europea scambiata per 1,032 franchi. Ci sono stati contraccolpi anche nei confronti di altre monete, con un massimo da oltre 30 anni sulla moneta giapponese, 138 yen (il livello più alto dal 1980), mentre nei confronti del è sceso di circa il 15 per cento fino a 0,7187 franchi, per poi recuperare a quota 0,8792. Un duro colpo per gli esportatori elvetici che da un momento all'altro hanno visto schizzare il prezzo delle loro merci di quasi il 15 per cento sull'area del dollaro e del 30 sull'area euro.

UNA RISPOSTA AL QE DELLA BCE - La mossa della Banca centrale svizzera poi, secondo le valutazioni unanimi degli analisti è da collegare al piano di quantitative easing che la Banca centrale europea si appresta a varare forse già dal prossimo 22 gennaio. Questa decisione di Francoforte dovrebbe «portare molti flussi in uscita dall’euro in direzione del franco, situazione in cui sarebbe stato estremamente difficile difendere la soglia di 1,20», ha spiegato lo strategist Ubs per le valute Geoffrey Yu. Anche Vincenzo Longo, Market Strategist IG, ha dato la stessa spiegazione: «Crediamo, che la Banca nazionale svizzera abbia deciso di anticipare un eventuale fallimento nella difesa del floor che sarebbe potuto accadere il 22 gennaio, quando la Bce avrebbe annunciato il nuovo piano di Quantitative easing». In parole povere, ha scritto Tonia Mastrobuoni su La Stampa, «il costo per gli svizzeri per impedire un rivalutazione eccessiva del franco, in vista del quantitative easing della Bce ma alla luce anche della fuga di molti capitali colpiti dalla crisi russo-ucraina verso la Confederazione, è considerato, ora e in prospettiva, eccessivo».