2 dicembre 2020
Aggiornato 22:00
La crisi italiana

Italia colpita dalla Sindrome di Stoccolma

Una patologia come questa può identificare l’attuale momento storico dell’Italia nel modo più esatto: un Paese alla canna del gas che concede comunque fiducia alle figure che lo hanno ridotto così (BCE, UE, FMI e USA).

Consultando il vocabolario Treccani alla voce «Sindrome di Stoccolma» scopriamo che si tratta del particolare stato psicologico che può interessare le vittime di un sequestro o di un abuso ripetuto, i quali, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti positivi verso il proprio aguzzino che possono andare dalla solidarietà all’innamoramento. L’espressione fu usata per la prima volta da Conrad Hassel, agente speciale dell’FBI, dopo che quattro impiegati di una banca di Stoccolma, tenuti in ostaggio da due rapinatori nell’agosto del 1973, espressero dopo la liberazione sentimenti positivi per i sequestratori, mostrando invece ostilità verso la polizia.

Una patologia come questa può identificare l’attuale momento storico dell’Italia nel modo più esatto: un Paese alla canna del gas che concede comunque fiducia alle figure che lo hanno ridotto così. Basta guardare l’esito del sondaggio promosso dal Forum Ambrosetti di Cernobbio tra i partecipanti del meeting: l’80% degli intervistati, parte integrante di quella élite e classe dirigente che il premier ha criticato aspramente in questi giorni, ha promosso i primi sei mesi di governo di Renzi. Il 30,8% dei votanti ha dato parere sufficiente, il 40,4% positivo e l’8,9% addirittura molto positivo. Un risultato oltre ogni aspettativa, visto il livello degli intervistati: banchieri, liberi professionisti e imprenditori manifatturieri pronti a sganciare 10mila euro per partecipare al noto think tank. Non può che trattarsi di Sindrome di Stoccolma.

Lo stesso vale per i sondaggi resi pubblici questa settimana e che confermano il trend del Partito Democratico, seppure in leggero calo rispetto alle recenti elezioni europee: si attesta ancora tra il 37 e il 40% dei consensi. La Sindrome di Stoccolma colpisce in profondità. Gli italiani si lamentano al bar, in coda alla posta e in sala d’attesa dal medico, ma insistono a voler masticare quel boccone amaro che gli viene servito dall’attuale classe politica. Per troppi anni la nostra nazione è stata addomesticata con briciole elargite dai partiti grazie al consociativismo, alle lottizzazioni, alle convergenze parallele, ai voti di scambio. E gli effetti oggi si notano bene.

La situazione interna è demoralizzante: tutte le rilevazioni statistiche mostrano un Paese che arretra sempre di più. Continuare a inanellare record negativi e bandiere nere può giustificare l’ottimismo del premier? Alla Festa dell’Unità Renzi ha detto: Noi siamo visti come una speranza in tutto il continente. Non mollo di mezzo centimetro. Finora i tecnici ci hanno detto che è finita la luna di miele. A noi ci porta bene ma c'è una parte di esperti del Paese, cresciuta all'ombra della Prima Repubblica incapace per 20 anni di leggere Berlusconi, non ha anticipato la crisi e ora ci spiega che gli 80 euro sono un errore. Ma non accettiamo lezioni. Tutto vero, peccato che le ricette adottate siano bocciate dai numeri. Il report «fDi Markets» sugli investimenti esteri ci dipinge come fanalino di coda in Europa. Il nuovo Eurispes afferma che il 19,4% degli italiani è a rischio povertà (+3.3% rispetto al 2013). L’Ocse ha peggiorato l’outlook sulla disoccupazione italiana, che in sei mesi arriverà al 12,9%. Il World Economic Forum nella sua classifica annuale sulla competitività del Paese ha posto l’Italia al 49° posto, sorpassata anche dal Portogallo e dalla Lettonia.

In un contesto del genere vorremmo sperare che almeno a livello di politica estera il Paese ottenga dei buoni riscontri: ma non è così. Nonostante i toni trionfalistici utilizzati, Renzi sta solo elemosinando attenzione dall’Ue. Si pensi alla dichiarazione sui trasferimenti dall’Ue: ora dobbiamo chiedere conto della promessa di Juncker sul piano di 300 miliardi e noi chiederemo di essere molto puntuale. Noi i soldi sappiamo dove metterli: nell’edilizia scolastica, nella banda larga e nelle opere contro il dissesto. Noi sappiamo dove metterli ma devono essere investimenti slegati dalla cultura del rigore del patto di stabilità, o quella sulla gestione comunitaria del problema immigrazione: questa notte è nata una bambina salvata dai militari italiani. Dire che c'è spazio per la politica significa dire all'Europa che possiamo occuparci solo dei vincoli di bilancio e non di ciò che avviene nel mare Mediterraneo, si smetta di lasciar sola l'Italia. Parole bellissime che non vengono mai seguite dai fatti.

Preoccupa anche il silenzio assordante dell’Italia nei confronti della posizione di Ue e e Nato sulla questione Ucraina. Una posizione sciagurata, autolesionista, figlia del servilismo acritico verso gli Stati Uniti. L’Occidente, da sempre difensore ed esportatore di democrazia, si sta scoprendo nuovo nemico della libertà di autodeterminazione dei popoli, laddove essa non coincida perfettamente coi suoi interessi di allargamento della sfera d’influenza in aree strategiche. Il dramma finale è la nomina della Mogherini, che sta dando il colpo di grazia: sarà infatti un rappresentante italiano a leggere quanto imposto dai gerarchi della Troika e degli Stati Uniti.

In tale contesto non è un caso che l'Organizzazione mondiale della Sanità abbia lanciato l’allarme suicidi di persone in età lavorativa (cioè tra i 25 e i 64 anni): otto al giorno con un aumento del 12%, più che in qualsiasi altro Paese. Ma l’importante è non disturbare Renzi, il manovratore... E come sostiene lo slogan che campeggiava sul palco della Festa dell’Unità: Che storia, il futuro: peccato non importi a nessuno se non saremo noi a scriverlo, quel futuro.