23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Limitato l'accesso ai mercati dei capitali statunitensi

Rosneft nel mirino americano

Rosneft «è la società petrolifera più grande della Russia e il terzo più grande produttore di gas», secondo lo stesso Dipartimento del Tesoro statunitense. Ma soprattutto un partner per la major americana ExxonMobil, per la britannica Bp e per l'italiana Pirelli. Nonchè in trattative per l'acquisto di un pezzo della Morgan Stanley.

MOSCA - L'onda lunga degli attriti Russia-Usa per la crisi ucraina non era mai arrivata al business in maniera tanto seria. Le sanzioni statunitensi, annunciate nelle ultime ore contro alcune società russe, «limitano - in base ai documenti del Tesoro Usa - il loro accesso ai mercati dei capitali statunitensi» e di fatto rappresentano il primo vero ostacolo, anche se non ancora assoluto, all'ulteriore espansione delle compagnie russe a Ovest, già peraltro in atto. Tanto da far dire al capo del governo russo, Dmitri Medvedev: «Se i nostri partner continueranno con le sanzioni, in risposta saranno prese misure contro persone e compagnie straniere»

Spicca tra tutti i bersagli, Rosneft, il colosso guidato da Igor Sechin, considerato un'eminenza grigia nel cerchio più stretto di amicizie intorno a Vladimir Putin e già personalmente caduto sotto le sanzioni dell'Ovest. Rosneft «è la società petrolifera più grande della Russia e il terzo più grande produttore di gas», secondo lo stesso Dipartimento del Tesoro statunitense. Ma soprattutto un partner per la major americana ExxonMobil, per la britannica Bp e per l'italiana Pirelli. Nonchè in trattative per l'acquisto di un pezzo della Morgan Stanley.

In questo senso le nuove sanzioni, che impediscono alle banche statunitensi di prestare dollari a Rosneft e ad altre società, non avrebbero al momento una ricaduta diretta, anche se per ora non è chiaro quanto potranno intaccare l'intesa con Morgan Stanley - banca d'affari, con sede a New York - che aveva accettato di vendere la maggior parte delle sue operazioni di trading petrolifero a Rosneft, nel mese di dicembre, prima che iniziasse la crisi ucraina e che la Russia si annettesse la penisola di Crimea.

Nelle scorse settimane la Rosneft ha presentato i dettagli dell'accordo per acquistare l'unità di trading petrolifero di Morgan Stanley a una Commissione statunitense che doveva valutarne i rischi per la sicurezza nazionale. E aveva ottenuto l'ok della commissione federale Usa del Commercio. Nel marzo 2014, gli analisti della società statunitense Platts avevano stimato che il valore dell'accordo si aggirasse intorno ai 400 milioni di dollari.

Rosneft inoltre in questi mesi ha dovuto far fronte alla svalutazione del rublo, che rende più costoso il rimborso dei prestiti effettuati in valuta estera per finanziare l'acquisizione del rivale Tnk-Bp nel 2013, per 55 miliardi di dollari.

Chiaro che la presenza a Ovest del presidente del gruppo statale Rosneft, è sempre più significativa. Anche in Italia, nel gruppo Pirelli. Sechin ha fatto recentemente il suo ingresso tra i consiglieri della Bicocca dopo la chiusura del riassetto della cassaforte Camfin. I russi ne possiedono ora il 50%, mentre l'altra metà è di una nuova società partecipata dalla Nuove Partecipazioni di Tronchetti con il 76% e da Intesa Sanpaolo e Unicredit con il 12% ciascuna.

Il Tesoro Usa ha inoltre imposto sanzioni che vietano alle banche degli Stati Uniti di fornire nuovi finanziamenti a due importanti istituzioni finanziarie russe (Gazprombank e VEB) e a un'altra impresa energetica, Novatek, «il più grande produttore indipendente di gas naturale della Russia», come dicono da Washington, di cui però Gazprom detiene un 20%, quota pesante che le consente di manovrare le società. Peraltro uno dei principali azionisti di Novatek, Gennady Timchenko, è già finito come anche Sechin nella lista delle persone sanzionate dall'Ovest. Tre le aziende colpite anche la storica Kalashnikov, che esporta i suoi mitra in tutto il mondo.