25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
La crisi del lavoro

Letta: «Istituzioni europee intervengano per il lavoro o crescerà il populismo»

E' uno dei passaggi del messaggio che il presidente del Consiglio Enrico Letta ha indirizzato al presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Papa Francesco: «Disoccupazione segno che il sistema non funziona»

ROMA - «Il ritorno ad una crescita capace di generare occupazione giovanile di qualità e sostenibile nel tempo è legato alla capacità dei sistemi nazionali di mantenere finanze pubbliche sane e di adottare riforme strutturali. Ma molto dipende anche dalla cornice offerta dalle politiche dell'Unione». E' uno dei passaggi del messaggio che il presidente del Consiglio Enrico Letta ha indirizzato al presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy.
«Se le istituzioni europee non si dimostrano capaci di intervenire per risolvere il problema della disoccupazione, finiranno - ha ammonito il premier - per alimentare sentimenti di frustrazione e risentimento, terreno ideale per la crescita di movimenti populisti ed anti-europeisti».

Papa: Disoccupazione segno che sistema non funziona - Di fronte al dramma della disoccupazione emerge la necessità di una riforma dell'economia nel segno della solidarietà. Ricevendo in udienza i membri della Fondazione Centesimus Annus - Pro Pontifice in occasione del Convegno dedicato al tema 'Ripensare la solidarietà per l'occupazione', Papa Francesco ha osservato: «E' un fenomeno, quello della disoccupazione - della mancanza e della perdita del lavoro - che si sta allargando a macchia d'olio in ampie zone dell'occidente e che sta estendendo in modo preoccupante i confini della povertà. E non c'è peggiore povertà materiale, mi preme sottolinearlo, di quella che non permette di guadagnarsi il pane e che priva della dignità del lavoro».
Secondo papa Bergoglio «ormai questo 'qualcosa che non funziona' non riguarda più soltanto il sud del mondo, ma l'intero pianeta. Ecco allora l'esigenza di 'ripensare la solidarietà' non più come semplice assistenza nei confronti dei più poveri, ma come ripensamento globale di tutto il sistema, come ricerca di vie per riformarlo e correggerlo in modo coerente con i diritti fondamentali dell'uomo, di tutti gli uomini».
«A questa parola 'solidarietà', non ben vista dal mondo economico - come se fosse una parola cattiva -, bisogna ridare la sua meritata cittadinanza sociale. La solidarietà non è un atteggiamento in più, non è un'elemosina sociale, ma è un valore sociale. E ci chiede la sua cittadinanza».