5 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Le previsioni sull'economia italiana

OCSE: Pil calerà anche nel 2013

Sull'anno in corso l'ente parigino stima una contrazione del Pil del 2,2 per cento, cui seguirà un meno 1 per cento sull'insieme del 2013. Cifre pubblicate nella nuova edizione dell'Economic Outlook dell'OCSE

ROMA - L'economia dell'Italia dovrebbe tornare a crescere nel corso del prossimo anno, ma questo è l'unico aspetto positivo che emerga dall'ultimo rapporto semestrale dell'Ocse. Per il resto l'Economic Outlook pubblicato oggi ha riservato una serie di dati sconfortanti sulla penisola, a cominciare dalla disoccupazione, prevista in continua crescita al 10,6 per cento quest'anno, all'11,4 per cento nel 2013 e all'11,8 per cento nel 2014. Solo un soffio inferiore alla media dell'area euro, che arriverà a toccare il 12 per cento nel 2014.

Il quadro per l'Italia è quello di una seconda grave recessione in tre anni, mentre quest'anno l'insieme delle manovre di austerità, pari a 3 punti di Pil, ha contribuito ad innescare il peggior calo dei consumi privati che il paese abbia registrato dalla II Guerra Mondiale (-3,2%), si legge.

E se la previsione del Pil 2012 è stata ritoccata al rialzo dall'Ocse, al meno 2,2 per cento a fronte del meno 2,4 per cento indicato in un aggiornamento del 6 settembre, il dato 2013 è stato invece oggetto di una consistente revisione in peggio. Sul prossimo anno l'ente parigino prevede una contrazione dell'1 per cento del Pil, dal meno 0,4 per cento indicato sei mesi fa, anche se sempre nel 2013 la tendenza si dovrebbe invertire e «si prevede un ritorno alla crescita». Sul 2014 è stimata una moderata risalita, dello 0,6 per cento.

Cifre cupe che si inseriscono in un quadro generale dei paesi avanzati non certo esuberante. L'Osce parla di una ripresa «esitante e diseguale» nei prossimi due anni, per la media dei paesi avanzati stima una crescita limitata all'1,4 per cento su 2012 e 2013, con un più 2,3 per cento nel 2014. Per l'area euro prevede un meno 0,4 per cento sul Pil 2012, cui seguirà un meno 0,1 per cento nel 2013 e un più 1,3 per cento nel 2014. Negli Usa stima un più 2,2 per cento sul 2012, un più 2 per cento nel 2013 e un più 2,8 per cento nel 2014. Sul Giappone infine si attende un più 1,6 per cento sul 2012, un più 0,7 per cento sul 2013 e un più 0,8 per cento nel 2014. (segue)

Previsioni non entusiasmanti anche sui conti pubblici, dove l'Ocse fa stime decisamente più deboli di quelle del governo indicando un deficit-Pil al 3 per cento nel 2012 e al 2,9 per cento nel 2013, in linea quindi con i parametri di Maastricht, che però non verrebbero rispettati nel 2014 con una risalita del deficit al 3,4 per cento nel 2014. Tanto che l'ente parigino avverte che sul 2014 «potrebbe essere necessario operare ulteriori misure di risanamento».

Una tesi contestata dal ministro dell'economia Vittorio Grilli, che a margine di un convegno a Milano ha escluso la necessità di una nuova manovra per l'anno in questione. La stessa Ocse prevede che a livello strutturale il deficit italiano si attesti ai valori previsti dal governo, ma data la maggior debolezza attesa sul Pil è anche previsto un continuo aumento del già imponente debito pubblico: al 127 per cento del Pil quest'anno, al 129,6 per cento nel 2013 e al 131,4 per cento nel 2014.

Peggio stanno messi solo il Giappone, con un debito notoriamente stellare - l'Ocse stima un 214,3 per cento nel 2012 e un 230 per cento nel 2014 - anche se relativamente sotto controllo dato che è quasi interamente in mani giapponesi, la Grecia e il Portogallo. Per la Grecia in particolare l'ente parigino si attende un debito Pil che arriverà a sfiorare il 200 per cento nel 2014, anche se queste stime non incorporano le misure di attenuazione del fardello decise la notte passata dall'Eurogruppo dei ministri delle finanze.

Tonando sull'Italia, le previsioni sono comunque basate sul presupposto che vengano pienamente attuate tutte le misure avviate. E proprio su questo, nella scheda sulla penisola inserita nel rapporto, l'ente parigino ha lanciato un monito in vista delle elezioni del prossimo anno. «Una delle maggiori incognite - si legge - deriva dall'impegno che il nuovo governo dimostrerà sul proseguire il risanamento dei conti e le riforme strutturali».

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