15 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Il Governo è la riforma del mercato del lavoro

Lavoro, Bersani a Monti: Non cercare la rottura, unire il Paese

Il Segretario del PD: Prima precarietà e ammortizzatori poi valutare la manutenzione dell'articolo 18. Camusso: Serve un piano per i giovani e le donne. Di Pietro: L'Idv contesterà la riforma anche in piazza. Tremonti: La vera partita sulla crescita è sull'articolo 18

ROMA - Non è davvero il momento di andare a cercare rotture con le parti sociali, nessuno, tantomeno la Cgil, ha intenzione a priori di abbandonare il tavolo e il Governo farebbe bene a non scegliere strategie che spingono qualcuno a sfilarsi. Questo, secondo quanto viene riferito, è il concetto che il segretario Pd Pier Luigi Bersani ha esposto questa sera al presidente del Consiglio Mario Monti, trovando - secondo queste fonti- un interlocutore assai attento.

Prima precarietà e ammortizzatori - «E' il momento di tenere insieme il Paese - avrebbe detto Bersani - bisogna fare attenzione, perché un minuto dopo l'approvazione di una riforma divisiva e lacerante c'è il rischio di trovarsi a dover fare i conti con un Paese che ribolle». Il leader Pd ha ricordato le tante aree di profonda sofferenza, dal Sulcis ad altre zone del Paese, ed ha sottolineato che «la riforma del mercato del lavoro tocca la pelle viva dei lavoratori». Per Bersani la «priorità è la lotta alla precarietà, garantire gli ammortizzatori sociali» e anche preoccuparsi della «credibilità» della riforma del mercato del lavoro: in altre parole, è il concetto esposto dal leader Pd, va benissimo parlare di flexicurity alla danese «ma servono le risorse», altrimenti, appunto, la riforma non sarebbe affatto credibile.
Se si seguirà questo percorso - ovvero innanzitutto contrasto della precarietà e ammortizzatori sociali - alla fine, ha aggiunto, si potrà anche ragionare di una 'manutenzione' dell'articolo 18, senza mettere in discussione il «principio» della tutela dai licenziamenti senza giusta causa. Si può certamente intervenire sulla durata dei processi di lavoro e, magari, si potrà anche sondare l'ipotesi avanzata dalla Cisl e non esclusa nemmeno dallo stesso Pd, ovvero quella di acconsentire a licenziamenti individuali per motivi economici, purché nell'ambito delle tutele già previste per i licenziamenti collettivi. Di sicuro, avrebbe sottolineato il leader Pd, «nessuno tra le parti sociali vuole alzarsi dal tavolo e non può essere il governo a invitare a farlo...».

Camusso: Per la crescita serve un piano per i giovani e le donne - «E' sbagliato illudere il Paese che la riforma del mercato del lavoro sia la risposta all'occupazione. Il vero tema riguarda la crescita e l'occupazione e va affrontato decidendo un piano di investimenti che guardi all'occupazione dei giovani e delle donne e di tutto questo per il momento non c'è traccia». Lo ha detto Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, a Cosenza per un incontro sulle rappresentanze sindacali unitarie del pubblico impiego e della scuola.

Di Pietro: L'Idv contesterà la riforma del Governo anche in piazza - «L'Idv contesta duramente» la riforma del mercato del lavoro che il governo Monti sta preparando, «lo farà dentro e fuori anche partecipando alle manifestazioni di piazza». Lo ha detto il leader di Idv, Antonio Di Pietro, interpellato alla Camera.
«Si vuole far credere che la ragione per cui chiudono le aziende e la gente muore di fame sia l'articolo 18 - ha proseguito - ma la causa invece è la corruzione dilagante, la burocrazia esasperante e le istituzioni poco credibili».

Capezzone: Il Pd è solo la cinghia di trasmissione della Cgil? - Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone incalza il segretario del Pd Pierluigi Bersani sul rapporto fra il suo partito e la Cgil. «La grande debolezza della politica produce fenomeni paradossali e anche capovolgimenti nei ruoli: non più il sindacato come cinghia di trasmissione del partito, ma un partito (il Pd di Bersani) come cinghia di trasmissione della Cgil, con la Camusso titolare di una vera e propria «golden share» sulla definizione della linea politica del partito. Sta a Bersani - ha affermato in una nota Capezzone - smentire questo stato di cose, che inchioderebbe la sinistra italiana a posizioni conservatrici, minoritarie, immobiliste.

Follini: Bersani o non Bersani, voto sì alla riforma - «Nel gioco della torre fra Monti e la Cgil, il Partito democratico non può buttare giù il governo». A pensarla così sulla riforma del lavoro è Marco Follini, esponente del partito democratico, che ha affidato le sue parole a un'intervista concessa al Corriere della sera. Follini si augura che fra governo e parti sociali «venga raggiunto un accordo largo, ecumenico, che comprenda ogni ragione e sensibilità. Ma se ciò non dovesse avvenire...» in parlamento «il mio voto per la riforma ci sarà. Bersani o non Bersani».

Tremonti: La vera partita sulla crescita è sull'articolo 18 - «La partita vera può essere sul lavoro e sull'art. 18, lo chiedono l'Ocse e i mercati finanziari per l'estero è importante perché se non fai quello è un problema». Lo ha sostenuto l'ex ministro Pdl dell'Economia Giulio Tremonti, convinto che l'iter parlamentare di conversione del decreto «salva Italia» ne abbia ridotto notevolmente la portata, spostando sulla riforma del mercato del lavoro la partita del governo Monti sulla possibilità di ripresa economica.