Monti: Il posto fisso con tutele e stabilità è un Valore
Il Premier a Repubblica TV: Mi hanno equivocato, ma giovani non avranno più lo stesso per tutta la vita. Non imitiamo gli Usa, meglio la «mitica» Danimarca. Per darne ai giovani, meno tutele a chi ne ha molte. Casini: Il posto fisso piace a tutti, ma serve flessibilità
ROMA - «Una frase come quella» detta a Matrix «presa fuori dal contesto può prestarsi all'equivoco». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, parlando a Repubblica.it.
«Se per posto fisso intendiamo un posto di lavoro che ha una sua stabilità e delle tutele - ha sottolineato - è ovvio che è un valore positivo. La frase che ho usato diceva che i giovani devono abituarsi all'idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita, non lo avranno come capitava ancora nella mia generazione» in cui si aveva «un lavoro stabile presso un unico datore di lavoro, in una stessa sede per tutta la vita».
Non imitiamo gli Usa, meglio la «mitica» Danimarca - Più che gli Stati Uniti, il modello cui guarda il governo per il mercato del lavoro è quello della «mitica» Danimarca. Lo ha ribadito il premier Mario Monti sottolineando che «gli Usa non è che siano un esempio da imitare completamente. Sicuramente hanno un mercato del lavoro molto flessibile ed è più facile che altrove trovare il lavoro, ma in molti settori è molto poco tutelato il lavoratore che perde un lavoro. Se proprio si deve cercare un modello, meglio certi Paesi del nord, come la «mitica» Danimarca che tutela il singolo lavoratore più che il posto del lavoro».
Ovvero, «quando un lavoratore non può più lavorare in una certa fabbrica, ha una serie di tutele lui, non il posto in quella fabbrica che deve essere cancellato. Per fare questo occorrono tantissime cose che stiamo cercando di mettere in atto». Dunque «occorre creare più occasioni di lavoro per i giovani, un po' meno tutelati in modo trincerato ma più posti di lavoro. E un Paese è capace di creare più o meno posti di lavoro a seconda di quanto è competitivo. Gli sforzi che stiamo facendo per diventare più competitivi, mirano a far sì che le aziende possano espandersi, anzichè ridimensionarsi o chiudere».
Per darne ai giovani, meno tutele a chi ne ha molte - «Per arrivare a dare un lavoro ai giovani, bisogna tutelare un po' meno chi è molto tutelato, quasi blindato nella sua cittadella di lavoratore tutelato».
«Bisogna tutelare - ha proseguito - chi oggi si trova in una situazione quasi di schiavitù, infatti nel mondo del lavoro ci sono forme estreme di precariato, o chi proprio non riesce a entrarci».
Casini: Il posto fisso piace a tutti, ma serve flessibilità - Il famoso «posto fisso» farebbe piacere a tutti, ma la fase storica nella quale viviamo ci spinge a pensare a maggiore «flessibilità» nel mondo del lavoro. Così il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, interpellato a Napoli a margine di una serie di incontri con esponenti politici campani del partito.
Per Casini, quando si parla di lavoro si deve «tenere presente non solo dei disoccupati che protestano, ma anche delle migliaia di giovani silenziosi che stanno a casa perché non trovano lavoro». «Bisogna fare di tutto perché questi giovani non siano precari e disoccupati permanentemente» garantendo «maggiore flessibilità e possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, tenendo presente che il famoso posto fisso forse farebbe più piacere a tutti, ma oggi - ha concluso Casini - si va verso una fase che non è possibile garantirlo a tutti».
Vendola: La ricetta di Monti è di destra, la sinistra lo contrasti - «Questa volta non siamo di fronte ad una battuta infelice come quella della monotonia del posto fisso. Il presidente Monti con grande onestà intellettuale ha svolto un discorso organico, la cui cifra è difficilmente riconducibile ad una mera nozione tecnica. Monti ha delineato il proprio profilo schiettamente conservatore, con ragionamenti che sono tipici della destra liberista». Lo ha affermato Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà.
«Immaginare che i lavoratori contrattualizzati a tempo indeterminato nel settore pubblico come nel settore privato siano portatori di privilegi significa avere davvero una visione distorta della realtà. Pensare che le ragioni profonde della crisi italiana siano riconducibili a decenni di buonismo sociale significa operare una seria manipolazione della storia del nostro Paese. Consegnando le più importanti conquiste sul terreno dei diritti sociali alla rubrica degli sprechi e del parassitismo Pensare di combattere la precarietà facendo saltare ciò che resta del sistema delle tutele e delle garanzie del mondo del lavoro appartiene ad un'impostazione politicamente assai connotata. Cioè di destra. I pensieri del presidente Monti sono tutti pienamente legittimi a condizione che non cerchino il nascondiglio di una presunta asettica tecnicità. Sono i pensieri di una onesta destra liberista che producono ricette inefficaci dal punto di vista economico, e rischiose per la tenuta sociale del Paese. Ed è la ragione - ha concluso Vendola - per cui una moderna e popolare sinistra deve contrastarli».
Napoli: Monti ora passi ai fatti, Pdl è al suo fianco - «Il presidente del Consiglio Mario Monti ha fatto affermazioni importanti e del tutto condivisibili in materia di riforma del lavoro. Il sì del PdL è in sintonia con la strategia illustrata da Monti e dal ministro Fornero negli ultimi giorni. Si tratta adesso di tradurre coerentemente in atti di governo queste enunciazioni. Monti ci troverà al suo fianco». Lo ha affermato il Vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli.
«Non si preoccupi dell'evanescenza della maggioranza: importante è avere la maggioranza. Su altre materie, eccentriche rispetto al programma di governo, non esistono vincoli di maggioranza e pertanto l'esecutivo non corre rischi», ha aggiunto.
Brunetta: togliere il tabù dell'articolo 18, ingessa il mercato - «Il reintegro non c'è in nessuna altra parte del mondo tranne in Germania, dove comunque si propende per l'indennizzo. L'articolo 18 è un fatto simbolico pieno di conseguenze economiche. Moltissime imprese non vanno sopra la soglia dei 15 dipendenti per evitare l'articolo 18. Molti datori di lavoro infatti assumo a tempo determinato perché i vincoli sono più leggeri. Si crea un irrigidimento preventivo che ingessa il mercato del lavoro». E' questo il commento al dibattito sul mercato del lavoro di Renato Brunetta, ospite a Tgcom24.
«Se fossi nei panni della Fornero metterei mano al processo del lavoro che è troppo lungo. Poi definirei la quantità dell'indennizzo e toglierei questo tabù per tutti i lavoratori, perché io non sono d'accordo sulla regola dei 15 dipendenti, si balcanizza la realtà del lavoro», aggiunge.
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