9 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Manovra economica

Cgil: Cause di lavoro non più gratis, pagano lavoratori

Fammoni: «Verifichiamo la possibilità per impugnare questa norma iniqua»

ROMA - Da oggi le cause di lavoro non sono più gratuite ma a pagamento, e saranno i lavoratori a pagare di tasca propria per ricorrere ai primi gradi di giudizio. Lo sostiene il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, sulla base di una misura contenuta nella manovra economica. «Come temevamo e avevamo denunciato - afferma Fammoni - la norma sulle controversie di lavoro e previdenza, contenuta nella manovra, sta provocando danni gravi alle persone».

«UNA TASSA ODIOSA» - Il decreto, già in vigore - spiega il sindacalista in una nota - «prevede il pagamento, e non più la gratuità, per i primi gradi delle cause. Una tassa odiosa che colpisce i lavoratori proprio durante la crisi. Una norma già presentata dal governo nel collegato Lavoro e che poi era stato costretto a ritirare, sta già provocando gravi problemi alla presentazione delle cause: vengono chiesti - evidenzia - i pagamenti a persone che non sapevano di doverli versare, ma soprattutto ci giunge notizia che in alcuni casi non essendo ancora certi i meccanismi e le eventuali soglie di esenzione, le cause, anche quelle urgenti, non vengono accettate in attesa di precise indicazioni».
«E' molto grave - aggiunge Fammoni - e la colpa è totalmente in capo al governo, che non poteva non sapere quello che sarebbe successo. Adesso ha l'obbligo di porre immediato riparo a questo clamoroso sbaglio e ingiustizia». La Cgil verificherà nelle prossime ore «tutte le possibilità per impugnare o sospendere questa norma iniqua, che sarà uno dei punti al centro della nostra mobilitazione contro la manovra».