3 dicembre 2020
Aggiornato 04:30
La crisi del debito

Crisi in Spagna: accordo con le regioni sul deficit, ma continua emergenza

Le banche spagnole hanno richiesto cifre sensazionali in prestito alla BCE

MADRID - In Spagna Governo centrale e Comunità Autonome continuano a lavorare per tamponare la difficile situazione economica. Per uscire dalla crisi occorre tagliare sulle spese per diminuire il deficit di bilancio. A questo riguardo è stato raggiunto un accordo tra Governo e Regioni, ma gli allarmi sulla stampa internazionale non accennano a placarsi.

Secondo il Financial Times a maggio le banche spagnole hanno fatto ricorso ai finanziamenti della Bce per un ammontare record: 85,6 miliardi di euro, che rappresentano il 16,5 per cento di tutti i rifinanziamenti offerti dall'istituzione alle banche dell'area euro in quel mese. I dati però non sono della stessa Bce, ma sono stime di una banca del Regno Unito, la Royal Bank of Scotland, salvata dal tracollo tramite un massiccio intervento pubblico durante la crisi finanziaria. In precedenza il presidente della seconda banca spagnola, Bbva, aveva avvertito che al momento a causa delle perduranti tensioni i gruppi finanziari del paese non sono in grado di reperire finanziamenti sul mercato.

Invece il quotidiano spagnolo El economista rilancia le ipotesi di un piano di aiuti a favore del paese, affermando che Ue e Fondo monetario internazionale starebbero ipotizzando linee di credito tra 200 e 250 miliardi di euro. Nei giorni scorsi Bruxelles e Madrid avevano già categoricamente smentito che vi fossero piani simili, a seguito di precedenti ipotesi di stampa.
Gli allarmi per ora non sembrano aver depresso le Borse, che da stamattina in Europa hanno ripreso a segnare moderati rialzi, mentre a Madrid dopo aumenti iniziali a tarda mattina l'Ibex 35 segna un meno 0,58 per cento.

Intanto nel paese le 17 comunità autonome, responsabili di alcuni servizi pubblici di base, come educazione e sanità, si sono accordate per limitare drasticamente i loro deficit di bilancio sui prossimi tre anni: su 2011 e 2012 non dovranno complessivamente superare l'1,3 per cento del Pil, invece del 2,4 per cento che era stato previsto a marzo. E nel 2013 questi disavanzi dovranno attenuarsi all'1,1 per cento del Pil. Più burrascosa per il governo la situazione sul fronte delle riforme strutturali, in particolare quella sul lavoro che dopo mesi di trattative infruttuose tra parti sociali l'esecutivo ha deciso di avviare autonomamente. Ieri due dei maggiori sindacati del paese hanno proclamato uno sciopero generale per il 29 settembre.