12 luglio 2020
Aggiornato 08:00
La «crisi» dell'occupazione

I disoccupati in Italia aumentano ancora: sono 2,1 milioni

Tasso record all'8,5%. Più colpiti i giovani. Sacconi: «il 2010 sarà difficile e complesso»

ROMA - I lavoratori pagano un prezzo sempre più alto alla crisi economica. I disoccupati, infatti, aumentano ancora e sono ormai ampiamente oltre quota 2 milioni, con il tasso di disoccupazione salito a dicembre all'8,5%, un livello mai raggiunto almeno dal 2004. E spiccano soprattutto - analizzando i dati Istat - la situazione dei giovani, in crescente difficoltà nel mercato del lavoro, e quella delle donne, il cui tasso di disoccupazione raggiunge la soglia del 10% per la prima volta dopo alcuni anni. Numeri che per il governo prefigurano «un 2010 difficile e complesso», mentre i sindacati tornano a insistere per interventi immediati, allargando le tutele e perfino bloccando i licenziamenti.

L'impatto della recessione sul mercato del lavoro è tutto nelle cifre sintetiche diffuse dall'istituto di statistica. A dicembre il numero di persone in cerca di lavoro è arrivato a 2,138 milioni, in aumento del 2,7% rispetto a novembre (+57mila persone) e del 22,4% nel confronto con l'anno prima (+392mila). Il tasso di disoccupazione è balzato quindi all'8,5% dall'8,3% di novembre, raggiungendo il valore massimo almeno da gennaio del 2004, inizio della serie storica.

Non nasconde la preoccupazione il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, davanti a un quadro così pesante. I dati confermano «quello che temiamo: un 2010 difficile e complesso». La situazione italiana, però, è migliore rispetto ad altri paesi europei. «Ci confrontiamo - ha sottolineato il ministro - con un dato medio che è del 10%, quindi di un punto e mezzo superiore all'Italia». Non è il momento di cercare consolazioni, incalzano invece i sindacati, che chiedono all'esecutivo di agire immediatamente. «È evidente - attacca la Cgil - che le scelte del governo, nonostante la propaganda, non corrispondono alle necessità del paese. Occorre invece produrre il massimo sforzo di prolungamento delle tutele e di ampliamento a chi ne è privo, bloccare i licenziamenti, far ripartire la produzione e intervenire sul fisco per lavoratori e pensionati».