22 gennaio 2020
Aggiornato 23:00
L'annuncio del giornalista

Santoro: addio a «Servizio Pubblico»

Il re dei talk politici, il più amato e odiato dagli italiani, dice addio all'esperienza su La7 e guarda a nuove strade. Un addio alla tv? Conoscendolo, no di sicuro

ROMA - E fu così che Santoro disse addio alla tv. Almeno per ora. Il celebre «Michele chi?» (citazione di Enzo Siciliano, scrittore e presidente Rai, e titolo di un libro) chiude una parentesi televisiva intensissima e saluta chi l'ha sempre seguito direttamente dalla piazza, il 18 giugno, in un'ultima diretta live da Firenze. «Con la puntata del 18 giugno finisce 'Servizio Pubblico'. A chi verrà a seguirci in piazza non chiederemo un biglietto, ma di portare qualcosa di rosso». Il giornalista più amato e odiato dagli italiani ha annunciato così, nella conferenza stampa fiume di presentazione del nuovo programma targato La7 «Announo» guidato dalla sua fedelissima Giulia Inncenzi, la fine dell'esperienza partita con il crowdfunding e dalle tv locali.

Cairo troppo attento ai conti
«Sono onorato di aver lavorato per La7 ma nel futuro sento il bisogno di percorrere strade nuove, e non si possono percorrere con questo tipo di contenitore, bisogna avere il coraggio di dire 'mi dissocio' e poi se La7 vorrà interessarsi a quello che faccio io, va bene. Altrimenti preferisco non ripetere uno stilema che so che più di tanto non farebbe». Cairo «ci ha sempre lasciato enorme libertà, siamo in ottimi rapporti e spero di continuare ad averne. Ancora oggi 'Servizio pubblico' è leader nei social network, è il più seguito via streaming. Ma l'ottica di Cairo è un'ottica di chi non ci prova, estremamente razionale, molto attento ai conti. Bisognerebbe metterlo al governo del Paese, sarebbe l'unico che farebbe la spending review accettabile. È l'uomo che bandisce la sfida dal suo orizzonte. Ma a un certo punto dovrebbe lanciare un guanto di sfida, che significa spendere dei soldi».

«Servizio Pubblico», risultato irripetibile
«Servizio Pubblico» ha segnato una parte importante della storia della tv italiana, perché nata senza avere un canale di distribuzione, riuscendo a fare in modo che una piattaforma distributiva della portata dello 0,3% di share arrivasse a contenere l’8% di ascolto. «Un risultato difficilmente ripetibile, una performance straordinaria studiata nelle università europee – sottolinea Santoro – mentre in Italia è passata inosservata, senza innescare l’attenzione dell’imprenditoria».

I talk non moriranno mai
E sull'efficacia dei talk Santoro non ha dubbi: «Se non contassero niente non sarebbe nato un personaggio come Salvini. Se togliessimo i talk dalla programmazione di La7 sarebbe una rete finita. Difficile dire che siano morti. Fino a che ci sarà la televisione ci sarà il talk. Non c'è la crisi del talk, c'è la crisi del sistema televisivo italiano in cui da tempo l'innovazione è scomparsa e da tempo non si riesce a produrre un progetto che uguagli il significato che hanno avuto la nascita di Rai2 o Rai3 o Italia1. Questo non succede più da tempo».

Il nuovo «Announo» dal 21 maggio
Partirà il 21 maggio su La7 (alle 21.10) la nuova avventura televisiva «Announo» di Giulia Innocenzi con una puntata dedicata agli allevamenti intensivi e alla carne, poi altre tre puntate: una sul ruolo di Internet, un reportage sulle famiglie omogenitoriali e una puntata ancora da decidere. Ma la Innocenzi non sarà sola: ci saranno delle new entry per quanto riguarda i «disturbatori», una coppia insolita, «che io stessa sono curiosa di vedere come interagirà» ha detto la giornalista. Si tratta di Antonio Di Pietro e Alba Parietti, «due mondi molto lontani tra loro», ma è proprio questa «la ricchezza del programma: non sapere quello che avverrà in diretta. E' la coppia migliore a cui potevamo aspirare».