30 ottobre 2020
Aggiornato 02:30
TV

Santoro, «Servizio Pubblico» addio: «nausea» da talk

Il giornalista ha pubblicato su Facebook una lettera in cui spiega le ragioni della sua decisione, in primis l'overdose di offerta a fronte di una domanda sempre più in calo

ROMA - «Cari amici, questo non è un tweet. Ma sta per cominciare una stagione televisiva, dalla quale deriveranno le mie scelte future, e ho deciso di rivolgermi direttamente a voi perché senza di voi "Servizio Pubblico" non sarebbe mai nato». Esordisce così Michele Santoro su Facebook per comunicare una decisione che era già nell'aria: il prossimo anno non sarà più lui a condurre il programma. Forse al suo posto la "pupilla" Giulia Innocenzi.

RIGETTO PER I TROPPI TALK - «È stata per me un’esperienza esaltante. Per la prima volta nella storia della televisione una produzione indipendente è riuscita a fare a meno delle grandi reti generaliste e ha portato il giovedì de La7 a competere alla pari con le grandi tv. Inoltre oggi posso dire con una certa fierezza che la nostra è un’azienda sana, dove tutti lavorano con contratti dignitosi». Non condivide la scelta di «riempire all’inverosimile» la programmazione di trasmissioni d’approfondimento, i cosiddetti talk, Santoro, che con il venir meno nella società di grandi contrasti, e con la scomparsa dei partiti, hanno creato nel pubblico una specie di «nausea e un vero e proprio rigetto».

IL PARADOSSO - «L’overdose dei cosiddetti talk – prosegue – non mette soltanto a nudo la stanchezza di un genere. Anche con i reality il pubblico aveva subito una vera e propria aggressione, ma quando ha cominciato a stancarsi, sono stati subito sostituiti da altri programmi. Ma mentre i reality costavano, cosa ci può essere di meno costoso e di più facile da realizzare di un talk? Un altro talk. Così assistiamo all’incredibile paradosso di un calo della domanda del pubblico a cui corrisponde un’incredibile moltiplicazione dell’offerta. La televisione italiana è quella che nel mondo più sviluppato produce a più basso costo un minuto di programmazione, vende a più basso costo un minuto di pubblicità e fa meno ricerca. A cominciare dalla Rai». Quindi l'ultima parola spetta al pubblico. Ma intanto «Servizio Pubblico» riparte domani.