2 giugno 2020
Aggiornato 00:00
Lieto fine

Viktorija Mihajlovic: «Calcio e famiglia hanno salvato mio padre»

Una battaglia cominciata a luglio dello scorso anno: «Una sera chiamò mia madre e le disse che dalle analisi aveva saputo di essere malato di leucemia»

L'allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic
L'allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic ANSA

«Il 12 luglio dello scorso anno, mentre io ed i miei fratelli eravamo in Sardegna con mia madre, mio padre chiamò per dirci che aveva un po' di febbre e non sarebbe andato in ritiro con la squadra. Ci sembrò subito strano perché non era da lui, ma non ci aspettavamo quello che poi avremmo scoperto», ha raccontato Viktorija, primogenita di Sinisa Mihajlovic ospite a Vieni da me su Rai1.

«Una sera chiamò mia madre e le disse che dalle analisi aveva saputo di essere malato di leucemia. Lei lo disse subito a mia sorella minore, che per certe cose è più lucida di me, ma la loro preoccupazione era come avrei reagito io che da sempre ho paura degli ospedali e il terrore che i miei genitori potessero ammalarsi. Quando me lo dissero persi il controllo: ero molto arrabbiata, non sapevo con chi prendermela, non volevo che i miei fratelli provassero lo stesso dolore che stavo vivendo io. Non ero pronta, non ero documentata sulla malattia, poi mi chiamò lui, e con il suo modo calmo che ha di spiegarmi le cose, paradossalmente fu lui a tranquillizzare me».

«Il giorno in cui annunciò in conferenza di essere malato, spensi il telefono» ha spiegato la figlia dell'allenatore del Bologna, «e mentre mia madre e mia sorella lo raggiunsero a Bologna, io rimasi in Sardegna a badare ai miei fratelli: è stato in quel momento che sono riuscita a reagire.» Viktorija ha poi raccontato a Caterina Balivo l'incontro con il padre dopo il primo ciclo di cure: «Ho rivisto mio papà solo dopo 41 giorni e non dimenticherò mai quel momento: l'ho visto arrivare con un'andatura incerta, era dimagrito 10/12 kg, senza capelli, con la mascherina. Non volevo che lui mi vedesse stare tanto male, inizialmente non parlavo perché sapevo che avrei pianto. Mi sono lasciata andare solo quando è tornato in camera», ha detto commossa.

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«Non dimenticherò mai le sirene nel centro di Bergamo». Lo dice Gianpiero Gasperini in un'intervista rilasciata al quotidiano inglese 'The Guardian', in cui ripercorre i giorni in cui è arrivata in Italia l'epidemia di coronavirus: «Quando tornammo da Valencia, dopo avere giocato il ritorno degli ottavi di Champions, abbiamo avuto l'impressione di ritrovarci in un Paese dilaniato dalla guerra. Tutto è accaduto così in fretta, in pochi giorni: non si sapeva più cosa poteva accadere. Ricordo che, quando arrivammo a Valencia, trovammo una città in festa, con la gente nelle strade, mentre a Bergamo si parlava già di situazione critica. In 48 ore siamo passati dall'euforia alla paura"

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