14 novembre 2019
Aggiornato 07:30

Milan: le maledizioni da sfatare

L’avvio choc in campionato, l’ira dei tifosi e gli obiettivi quasi sfumati. Ma cosa possono fare i rossoneri per metterci almeno una pezza?

Stefano Pioli, allenatore del Milan
Stefano Pioli, allenatore del Milan ANSA

MILANO - Piccolo Diavolo, proprio come il comico film di Roberto Benigni. Peccato che in casa Milan ci sia ben poco da ridere dopo un inizio di campionato da disperazione, 10 punti in 9 partite, 5 sconfitte già a referto ed un cambio di allenatore dopo appena due mesi di stagione con Pioli a sostituire Giampaolo. Non bastasse tutto ciò, ecco altri numeri impietosi: appena 9 reti realizzate (solo in 5 hanno fatto peggio nell’attuale serie A), un attacco sterile più che mai con Piatek che sembra avere le polveri bagnate, Suso inconcludente e Rafael Leao acerbo e senza quell’istinto killer che caratterizza i centravanti di razza, un atteggiamento remissivo ed una sensazione di scoramento rilasciata in quasi ogni gara dalla compagine milanista.

Tabù

Sono tanti i problemi da risolvere per la società e per Stefano Pioli, qualcuno di essi è forse una montagna altissima da scalare, per qualcun altro, invece, una toppa può essere anche posta in tempi brevi. Ad esempio, il mancato apporto di Piatek sotto porta è un affare tutto dell’allenatore parmense: il polacco non ha certo dimenticato come si faccia gol, semplicemente va messo nelle condizioni di riuscirci. La metamorfosi di Suso e l’ostinazione di Pioli di schierare Leao come centravanti possono essere alcune delle cause dell’astinenza dell’ex genoano, a cui forse gioverebbe uno schieramento tattico differente o compagni che lo assistessero di più. Senza scomodare l’ormai fastidiosa leggenda della maglia numero 9 del Milan, molte delle speranze rossonere di tirar su una stagione nata malissimo passano dalla rapacità di un Piatek da recuperare al più presto.

Spine

Altre gatte da pelare nell’immediato riguardano poi l’aspetto mentale di una squadra che alle prime difficoltà si affloscia su sé stessa senza più risollevarsi. E’ vero che mancano elementi di esperienza e carisma che si carichino sulle spalle la situazione e spronino e tranquillizzino i più giovani, ma è altrettanto palese che in questi casi anche il tecnico debba dire la sua e far sentire la sua personalità. A Pioli il compito di rivitalizzare, ad esempio, gente come Calabria, Conti e Suso, certamente tutto tranne che fuoriclasse, ma che negli anni hanno dimostrato di essere meglio dei calciatori maldestri e dannosi visti finora; l’allenatore dovrà tirar fuori dal gruppo il massimo dal punto di vista mentale, caratteriale e tecnico, al resto penserà il senso del dovere e la serietà professionale di ognuno di loro e l’atteggiamento della società già dal calciomercato di gennaio. Da tutto ciò si capirà già entro qualche settimana quali potranno essere le reali speranze di un Milan sempre più in crisi.