21 novembre 2019
Aggiornato 11:00

Milan: fautori e detrattori di Giampaolo a confronto

Impazzano le polemiche fra i rossoneri circa il nuovo allenatore. Il popolo milanista appare ancora fortemente diviso

Marco Giampaolo, allenatore del Milan
Marco Giampaolo, allenatore del Milan ANSA

MILANO - La scelta del Milan di affidare la panchina a Marco Giampaolo ha generato polemiche, pareri contrastanti e dubbi fin dal principio: chi ne ha incensato immediatamente le capacità tattiche e la bravura nell’organizzare squadre che giocassero un calcio brillante e propositivo, chi ne ha invece criticato lo scarso temperamento e la poca esperienza a certi livelli, col rischio di essere schiacciato dall’eccessiva pressione che una piazza come Milano inevitabilmente esercita. L’avvio di campionato, poi, altro non ha fatto che tenere accesa la miccia di un ordigno sempre pronto ad esplodere: il Milan è partito male perdendo a Udine, quindi col Brescia ha conquistato i 3 punti seppur al termine di una prestazione incerta.

Favorevoli

Da una parte dello schieramento (premettendo che ci si augura che tutti i sostenitori rossoneri siano anzitutto speranzosi nei successi del Milan a prescindere dalle idee e dalle convinzioni) ci sono gli incensatori di Giampaolo, da nomi altolocati come Arrigo Sacchi che ne tesse le lodi da almeno due anni e che lo avrebbe voluto sulla panchina rossonera ancor prima che su di essa sedesse Vincenzo Montella, a diversi tifosi che appaiono entusiasti di un tecnico relativamente giovane, preso dalla provincia e con alle spalle gavetta ed una carriera non prestigiosa ma regolare, con ampi margini di crescita. Sono gli stessi che sostengono come il Milan, pur senza aver acquistato fuoriclasse in sede di campagna acquisti, abbia il suo campione proprio nell’allenatore, capace di tirar fuori il meglio dai propri calciatori, specie se giovani come gran parte della rosa milanista.

Contrari

La «fazione» opposta a Giampaolo, invece, sostiene che proprio perché l’organico del Milan è inesperto, senza leader e con una dirigenza ancora giovane e neofita, un tecnico giunto ora in un contesto importante come quello rossonero può pagare troppo lo scotto del salto di qualità, ritrovandosi in difficoltà eccessive qualora le cose dovessero prendere una brutta china. A sostegno di tale tesi, vien fatto notare come dopo Udine l’allenatore abruzzese sia subito andato in crisi, rinnegando parzialmente le sue convinzioni e, soprattutto, quasi due mesi di lavoro sul campo, asserendo che forse un cambio di modulo tattico avrebbe migliorato la situazione. La poca personalità e la clamorosa flessione accusata dalle sue squadre negli ultimi anni (la Sampdoria in particolare per tre volte è partita forte e poi si è afflosciata nel girone di ritorno) sono infine le ulteriori preoccupazioni di chi non vede di buon occhio la scelta del Milan di affidare la panchina ad un allenatore come Giampaolo, bravo ma con poco polso.

Conclusioni

La verità è con ogni probabilità come sempre nel mezzo: Marco Giampaolo è certamente un ottimo allenatore, preparatissimo dal punto di vista tattico e che onestamente dopo anni di gavetta meritava anche un’occasione importante. Altrettanto vero, però, è che assumere Giampaolo in una situazione disperata come quella milanista, col club all’infinita ricerca di sé stesso e, soprattutto, del quarto posto in campionato, può rivelarsi un boomerang con una rosa ed un allenatore che alla voce esperienza (e carisma) poco possono mettere sul piatto della bilancia rispetto ai rivali. Sta nel mezzo anche la reazione del popolo milanista che dovrebbe oggettivamente lasciare tecnico e squadra liberi di lavorare con serenità, ma che dopo 7 anni di umiliazioni sono ormai stufi e con la tensione alle stelle. Anche al termine di questo articolo, immaginiamo, gli opposti partiti saranno pronti a scatenarsi in una divisione che proseguirà almeno fino alla fine della stagione in corso.