17 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Gattuso: il nemico è in casa

L’allenatore rossonero non rischia la panchina dopo il ko con l’Inter, ma le insofferenze nei suoi confronti non provengono dai soli tifosi

Gennaro Gattuso, allenatore del Milan
Gennaro Gattuso, allenatore del Milan (ANSA)

MILANO - La sconfitta di domenica sera contro l’Inter non è stata digerita da un Milan che contava sul derby per rilanciarsi definitivamente e riprendere totale fiducia dopo i successi delle ultime settimane. A destare i malumori maggiori è stato certamente l’atteggiamento poco propositivo, sicuro e coraggioso di una squadra apparsa lontana parente di quella ammirata contro Sassuolo, Chievo ed Olympiakos, ma anche di quella che ad Empoli e Cagliari (pur pareggiando e pur andando a corrente alternata) era stata in grado di imporre gioco e mentalità, oltre ad una riconoscibilissima identità tattica, completamente scomparsa con l’Inter che, pur senza strafare, ha meritato di vincere un derby giocato troppo sottotono da un Milan regredito dal punto di vista temperamentale. Responsabile è stato immediatamente ritenuto Gennaro Gattuso, guida tecnica rossonera e già sotto esame fin dalla passata stagione nonostante un ruolino di marcia importante (senza il disastroso avvio di Montella il Milan sarebbe arrivato fra le prime 4 del campionato) ed uno spogliatoio interamente dalla sua parte.

VECCHIE RUGGINI - La nuova proprietà e la nuova dirigenza hanno confermato il tecnico calabrese in estate, dando continuità al lavoro iniziato a novembre 2017 dall’allora esordiente allenatore in serie A. Ma è noto come Leonardo, responsabile dell’area tecnica del Milan dallo scorso luglio, abbia fatto più di un tentativo per portare a Milanello Antonio Conte, specialmente dopo l’addio dell’allenatore pugliese al Chelsea; tentativi non andati a buon fine soprattutto a causa del contenzioso economico di Conte col club britannico, un problema che sta frenando anche ora la scalata dell’ex commissario tecnico della Nazionale alla panchina del Real Madrid che a breve potrebbe liberarsi di Lopetegui. Fra Leonardo e Gattuso non corre buon sangue da anni, da quando il brasiliano era allenatore del Milan (stagione 2009-2010) e come riporta Alfredo Pedullà, noto giornalista esperto di calciomercato, fosse stato possibile in estate, Leonardo avrebbe dato volentieri il benservito a Gattuso. La pace in conferenza stampa sembra così una sorte di pace armata, di armistizio forzato in nome del bene comune, ovvero del Milan, ma che l’attuale guida tecnica rossonera non sia la preferita del dirigente sudamericano è palese, motivo per il quale Gattuso è stato, è e probabilmente sarà sempre sotto osservazione nel suo lavoro da allenatore.

IL RUOLO DI MALDINI - Lo scontro per la possibile cessione di Franck Kessie il prossimo gennaio (ipotesi riportata da più fonti nelle ultime ore), poi, non ha fatto che alimentare il focolaio di polemiche fra i due. L’arrivo di Paolo Maldini, viceversa fiducioso nelle capacità del suo ex compagno di squadra dal 1999 al 2009, ha reso più salda la panchina del tecnico, ma gli spifferi su un suo possibile esonero da qui al prossimo giugno non sembrano calare, anzi, Gattuso è destinato a rimanere sulla graticola ad ogni risultato negativo o prestazione poco convincente, consapevole di avere il sostegno di Leonardo ma anche di non essere il «figlio prediletto» del brasiliano. Una situazione che in contesti particolari e momenti specifici, non è di poco conto.