7 dicembre 2019
Aggiornato 11:30

Aumentano le vedove di Berlusconi, ma la realtà è un'altra

Yonghong Li ha abdicato, ma in molti al Milan preferiscono guardare indietro invece che avanti

Silvio Berlusconi è stato presidente del Milan dal 1986 al 2017
Silvio Berlusconi è stato presidente del Milan dal 1986 al 2017 ANSA

MILANO - Finita l'era cinese al Milan. Finalmente, verrebbe da dire, vista l'inconsistenza e la poca trasparenza di Yonghong Li, proprietario milanista per appena un anno e mezzo e capace di farsi detestare pur non avendo mai detto neanche mezza parola in italiano, ma riuscendo nell'impresa di far sbattere fuori il Milan dalle coppe europee e di farsi scivolare il club dalle mani senza aver azzeccato una mossa, senza aver mantenuto neanche una delle promesse sbandierate al momento del suo insediamento e, soprattutto, senza aver ripianato il debito col fondo Elliott che gli ha tolto la società per rimetterla immediatamente sul mercato. Doveva essere l'era del rilancio, si è invece rivelata l'era della prosecuzione di un'agonia iniziata nell'estate del 2012 quando al timone dei rossoneri c'erano ancora Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani.

Nostalgia canaglia

All'epoca, il declino berlusconiano era poco più di un pensiero ma ci mise poco per diventare realtà: in un colpo solo, infatti, Berlusconi smantellò la squadra più forte d'Europa cedendo Ibrahimovic e Thiago Silva al Paris Saint Germain ed incassando soldi mai reinvestiti sul mercato, spegnendo i sogni del popolo milanista e distruggendo con le sue mani quel giocattolo che lui stesso aveva creato nel 1986. Milan che da allora ha iniziato un lento ma inesorabile tonfo che lo ha portato fuori dall'Europa per tre anni di fila e lo ha relegato a semplice comparsa della serie A. La vendita del club la chiedevano tutti e quando è arrivata, ad aprile del 2017, i tifosi del Milan non hanno potuto che gioire, salvo poi ritrovarsi un anno e mezzo dopo in braghe di tela, abbindolati da un presunto uomo d'affari cinese che si è fatto prestare i soldi per acquistare la società e non è neanche stato in grado di restituirli.

Vedovanza

Ed ora che il Milan è alla ricerca di un nuovo padrone, sono tante le voci che si alzano in favore di Silvio Berlusconi, da chi lo rivorrebbe presidente a chi rimpiange la cessione da parte del Cavaliere, con il ritornello "Era meglio tenersi Berlusconi" che fa il giro di bar, piazze, ritrovi e, ovviamente, web. In realtà, il concetto che si stava meglio quando si stava peggio è profondamente sbagliato: non perchè Yonghong Li ha fallito bisogna allora tornare all'austerità del Berlusconi ultima maniera e ai parametri zero raccattati da Galliani; non perchè la proprietà cinese si è rivelata insicura, allora va rimpianto il Berlusconi che cambiava un allenatore all'anno, accusandolo dei disastri che invece lui stesso aveva perpetrato nel Milan. Silvio Berlusconi, presidente pressoché perfetto dal 1986 al 2012, non tornerà più, soprattutto non tornerà più quel Silvio Berlusconi, quello delle presentazioni in elicottero, quello degli acquisti roboanti, quello degli scudetti e Coppe Campioni vinti a raffica, quello delle intuizioni geniali. L'era cinese è passata in un soffio, quella berlusconiana non tornerà ed è ora che tutti nell'ambiente milanista guardino avanti, puntino a qualcosa che possa ricalcare le gesta del Berlusconi che fu, a qualcosa, soprattutto, che riporti il Milan a vincere, una sensazione che il popolo rossonero sembra aver dimenticato da troppo tempo.